martedì 14 dicembre 2010

la nostra più grande paura


La nostra paura più grande non è di essere inadeguati. 
La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura.


È la nostra Luce, non la nostra Ombra, ciò che più ci spaventa.
Ci domandiamo: chi sono io per essere brillante, splendido, ricco di talento, favoloso?
In realtà, chi siamo, noi, per non esserlo?
Siamo figli di Dio. Renderci piccoli non serve al Mondo.
Non vi è nulla di illuminante nel rimpicciolirsi perché gli altri attorno a noi non si sentano insicuri. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non è soltanto in alcuni di noi; è in tutti.
Facendo brillare la nostra Luce, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso.
Mentre noi ci liberiamo della nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.



Marianne Williamson


venerdì 10 dicembre 2010

mito dei miti: Nuwa, la dea Serpentessa


Amo le storie.
Amo, soprattutto, le storie che mettono l'inizio in parole, il "mito dei miti", per la particolare tenerezza che innesca scoprire come è stata vista la nascita del cosmo. 
Questa versione in particolare del mito dei miti è una delle mie preferite.
Sarà che amo i racconti con le Dee.
Sarà che la protagonista è una dea metà serpente e, come alcuni sanno, le Serepentesse mi sono particolarmente simpatiche.
Sarà che la mia naturale inclinazione al disordine mi porta ad ammirare chi, come la dea Nuwa, crea ordinando e (ri)ordinando protegge. 

Capita spesso, infatti, nei miti dei miti, che lo stato di partenza sia un gran minestrone di cielo e terra, un caos di indefinitezza, elementi totalmente mescolati, compenetrati, senza definizioni né confini. Di solito, a un certo punto qualcuno decide di separarli.
In questa storia la decisione di accendere l'interruttore dell'Universo viene presa proprio da Nuwa, dal corpo serpentino: si mette d'impegno e piazza delle belle colonne a sostenere la volta cosmica per staccare il cielo dalla terra, mette ordine nell'indifferenziato, crea il mondo e lo riempie. 
E all'inizio è una gran fatica! Ma vinta l'inerzia e messo in moto il mondo, tutto diventa più leggero e divertente: montagne, laghi, fiumi, mari, animali le vengono di getto, facilmente. 
E giocando si sorprende a guardare la propria immagine, riflessa su uno specchio d'acqua...Nuwa, che per fortuna del genere umano non è Narciso, anziché cascarci (dentro), decide di riprodurre quello che ha visto e che l'ha così colpita, usando l'argilla del fondo limaccioso. 
In questo modo lieve crea uomini e donne, e regala alle proprie creature due gambe, adatte a muoverle in quel mondo nuovo di zecca.
insegna loro a riprodursi, per popolarlo, che il nuovo mondo è vasto.


martedì 30 novembre 2010

tana!


A volte accade di essere trovati, come se una mano enorme ci raccogliesse.
Il tempo si inverte e ci si trova a bere dell’acqua freschissima prima ancora di rendersi conto di avere una sete terribile.
Spesso sono stata (rac)colta, in questo modo inaspettato.
Settimane fa mi hanno trovata i colori liquidi di acquerello, donato da una persona speciale, che, dopo aver partecipato ad un incontro di approfondimento sul simbolo dell’Albero, ha messo su carta la sua sensazione: quel disegno, quei colori e quell’immagine sono esattamente lo specchio di una qualità sottile che non avrei mai saputo rappresentare in modo più appropriato.

Alcuni mesi fa mi hanno scovata gli occhi limpidi di una giovane donna, che gira sempre accompagnata da un cane bianco grosso e gentile, ed ha il cuore grande come le montagne del Sudamerica. La sua acutezza mi ha regalato il soprannome più divertente che abbia mai avuto (no, non lo scrivo!).
Dopo lo sguardo della donna, sono arrivate, dono dal cielo, le parole che un uomo ha scritto con amore autentico per la tradizione spirituale di un luogo a dodicimila chilometri da casa sua. Tra le sue parole, alcune risuonavano con altre, incontrate nel mio cammino di cercatrice lungo una strada antica.
Dopo lo sguardo, dopo le parole, sono giunti gli occhi, incredibilmente puliti, di un gruppo di persone molto diverse tra loro, ma tutte disponibili a mettersi in gioco nell'incontro tra due tradizioni spirituali. Alcuni hanno valicato confini, per partecipare, alcuni hanno cercato alloggio, altri hanno faticosamente sgusciato dalle incombenze due interi giorni, altri ancora hanno zippato gli impegni, per essere presenti il più possibile.

Oggi sono stata, di nuovo, trovata da un'immagine. Si tratta di “matrimonio in perfetto equilibrio”, giunta in regalo, con la stupefacente sincronicità che da sempre contraddistingue gli scambi con Giacomo Belcari, geniale autore.


Grazie a chi mi ha scovata, negli anni, nei luoghi più curiosi, attraverso o nonostante le coincidenze più strane che la Vita ha messo sulla mappa.


giovedì 25 novembre 2010

trentasette


mi è venuto di pensare a lei.
mi capita, naturalmente, ma ieri è stato diverso.
attraverso il suo corpo sono arrivata alla luce; anni più tardi (o un attimo dopo) il suo respiro si è spento sul mio.
ieri mi è venuto di pensarla, e non c'era nostalgia.
con gratitudine, l'ho pensata.
per la fatica fatta nel portarmi in grembo.
per quella sorta di lotta che il mettere al mondo inevitabilmente comporta.
ieri, l'ho pensata senza alcuna sensazione di carenza; ieri, l'ho pensata con pienezza, per ogni cosa ricevuta e, soprattutto, per quelle ore trascorse, insieme, a nascere.

mercoledì 26 maggio 2010

trata...che? trataka!

Potrebbe sembrare il suono di un'articolazione che si spezza mentre cerchiamo inutilmente di annodare le gambe come un bretzel.
Invece significa "guardare fisso", e difatti si pratica proprio guardando fisso un punto, un oggetto o la fiamma di una candela (quest'ultima è la mia 'versione ' preferita!), ed è una tecnica efficacissima che la saggezza dello Yoga ci ha regalato per aiutarci a migliorare la capacità ci concentrazione, aumentando la nostra stabilità mentale. Per gli appassionati di chakra, sviluppa le potenzialità del cosiddetto terzo occhio.
Tra le altre cose, è utile per migliorare i piccoli difetti visivi (rafforza il nervo ottico e i muscoli che controllano i movimenti oculari; pulisce e lubrifica i condotti lacrimali prevenendo congiuntiviti e compagnia bella).
Pronti a provare? 

giovedì 20 maggio 2010

rewind


Oggi vorrei poter tornare indietro nel tempo.
Non all’età dorata dei ricordi d’infanzia.
Non ad una vacanza speciale.
Non alla scuola elementare, e nemmeno al primo viaggio da sola.
Oggi vorrei tornare indietro, ma non molto, solo una manciata di minuti.
Vorrei tornare indietro, ritessere il tempo e riacciuffare dall’etere l’email prima, solo un attimo prima, di quando il tasto “invio” è stato, irrimediabilmente, schiacciato.
Lasciando visibili tutti i recapiti della newsletter.
Dicendomi chiaramente che, stamattina, il famoso momento presente, il qui-ed-ora, mi è sfuggito.
Chiaro monito a continuare nella pratica di concentrazione, che ce n’è ancora da fare parecchia...

Mi scuso con tutti per questa disattenzione.

mercoledì 19 maggio 2010

l'alchimia del benessere: dal corpo alla mente (e ritorno) in un weekend

  




Ci vuole proprio un weekend per riprenderci dal (luuungo!) inverno, climatico e mentale, per usicre dalla fredda gabbia che ci vede spaventati, intirizziti, bloccati...ci vuole proprio un weekend per riattivare le nostre risorse personali e incontrare l’innata capacità di stare bene, quella sana, quella che non impone connessioni wireless, pillole, realtà virtuali, schermi televisivi...
Allora abbiamo trovato il posto adatto (questo qui), in un 
luogo speciale, e abbiamo pensato a una formula che ci aiuti a migliorare la nostra condizione (psico)fisica, insomma che ci riporti a sperimentare l’armonia con noi stessi e con la natura di un luogo fuori dal comune.
Chiaramente lo Yoga c’entra, eccome!
Infatti avremo il sabato mattina lo Yoga del risveglio: nuove energie del corpo e della mente. Sabato prima di cena e domenica mattina le sessioni di Yoga avranno come tema Alchimia del benessere: forme e respiri semplici ed efficaci per l’equilibrio del corpo e della mente.
Il programma dettagliato è questo.
(sbrigatevi a confermare, le iscrizioni si chiudono domenica 23 maggio!)

articolo pubblicato su KeYoga! - il blog

l'otre crepato, ovvero come nascono i fiori nel deserto


"Faceva caldo.



Il sole era alto e sembrava bruciare tutto.
Non riusciva quasi a tenere gli occhi aperti e la luce e il calore annientavano anche i pensieri; per fortuna conosceva a memoria il sentiero,  talmente bene che poteva percorrere quell’arido cammino anche con gli occhi chiusi.
Doveva camminare lungo quella via polverosa tutti i giorni, per avere l’acqua.
Il pozzo era lontano da casa, e anche partendo presto, sulla strada del rientro il sole scottava, bruciava, appensantiva i due otri colmi d’acqua che teneva appesi a un bastone, uno di qua e l’altro di là, sulle sue spalle.
Un giorno, uno degli otri si incrinò: una grosssa crepa si affacciò sul suo ventre panciuto, senza, però, spaccarlo. 
L’altro otre era perfetto, lucido, senza un’incrinatura nè una sbavatura. Arrivava con la stessa esatta quantità d’acqua che aveva raccolto, nonostante il traballare dei passi sul sentiero rovente.
Invece, dalla fessura di quello scheggiato usciva acqua, un poco ad ogni passo. Al termine di quel viaggio quotidiano, ne conteneva meno di metà.
L’otre crepato si rammaricava di perdere tutta quell’acqua preziosa.
Un giorno chiese alla ragazza:
“Perchè non mi sostituisci? Ti spezzi la schiena per prendere l’acqua, poi quando arrivi a casa ne hai solo metà...ti affatichi tanto per metà del risultato”.
La risposta era colma di stupore:
“Non te ne sei accorto, dunque! Guarda questo sentiero sempre brullo e assetato: da quando ti sei incrinato, è fiorito. L’acqua che perdi non è affatto persa: permette ai semi nascosti nella terra di germogliare. E camminare tra i fiori e i colori è talmente bello che quasi non sento la più la mia fatica”.




imprudenza



*ringrazio Cristina per lo humor con cui ha condiviso questa vignetta di Silvia Ziche con noi...

martedì 18 maggio 2010

dieci centesimi


Pubblico volentieri il contributo di Eva, a valle del suo ultimo viaggio in Ruanda.

"Riflessioni sulla “normalità” dal Ruanda.                                                                                      
10 centesimi: una monetina che scivola dalle tasche e che, soppesando lo sforzo sproporzionato rispetto al suo valore, forse nemmeno ci chiniamo a raccogliere.
10 centesimi: il valore di una vita per un neonato accolto dall’ospedale di Ruhengeri affetto da diarrea che può essere curato e salvato con una terapia che costa 75 franchi ruandesi (meno di 10 centesimi di euro).
In queste intense settimane trascorse sotto l’equatore, in terra ruandese, non c’è stato un giorno in cui non mi sia interrogata sul concetto di “normalità”.



venerdì 14 maggio 2010

una ghirlanda fatta di Yoga



Yoga Ratna, il gioiello dello Yoga - Ed. Feltrinelli - G.Cella
Non ci capivo quasi niente.
Davvero. 
Mi usciva il fumo dalle orecchie. Era la lettura meno adatta alla mia completa inesperienza: il mio primo approccio allo Yoga con un libro che, di certo, non è stato pensato per principianti assoluti, tantomeno autodidatti.
Per fortuna la scrittura speciale e l’approccio di Gabriella Cella sono una calamita e così, anziché scappare da un testo difficile, m'innamorai di una disciplina.
Che fosse un saggio bellissimo l’ho scoperto poi, dopo aver  messo tra me e quella copertina verde col fiore di loto (era una vecchia edizione...) altre opere per principianti.


mercoledì 12 maggio 2010

la mappa vivente



I Chakra, l'universo in noi - Ed. Xenia tascabili – M. Albanese – G. Cella – F. Zanchi

In molti (stra)parlano dei chakra. 
Purtroppo sono anche in parecchi a (stra)scriverne.
E, come spesso capita, la maggior parte dei libri in materia (sarò stata sfortunata) non è che un triste copia-incolla da altri, più chiari (nel senso di noti e nel senso di comprensibili) testi.
Questo è un piccolo manualetto, apparentemente senza pretese, ed è anche uno dei migliori libri sul tema che mi sia capitato tra le mani. È completo, originale e rappresenta una luce preziosa per chi, nella giungla delle informazioni reperibili in rete o in libreria, cerca una mappa attendibile.



martedì 11 maggio 2010

Romagna a testa ingiù (seconda parte)


L’altro residenziale romagnolo sarà ad agosto, sul mare... lo stereotipo in agguato è addirittura doppio.  
Allora ho scelto Ravenna, perchè la conosco da tutta la vita e in parte mi scorre nelle vene. Questa è una Romagna poco felliniana, non internazionalizzata dai voli charter, non spoetizzata dai grandi hotel sulla riviera.
È la Romagna delle biciclette e dei mosaici, della cordialità diretta e semplice e della natura.
E a Savio ho trovato la campagna sul mare, le dune della spiaggia libera, la pineta lungo la costa, l’oasi naturale.
Perfino la più sverniciata piadineria lungo la statale dentro è pulitissima e usa farina di kamut, olio d’oliva e bicarbonato anziché indigesto lievito industriale.
Un altro pezzo di Romagna a testa ingiù.


lunedì 10 maggio 2010

mente: istruzioni per l'uso

Storie dello Yoga Vashistha - Edizioni Vidyananda
All'incirca un anno fa, il sito yoga.it ha pubblicato una mia recensione su questo libro. L'avevo scelto perché mi piaceva l'dea che un testo poco conosciuto ricevesse un barlume di attenzione. 

Infatti amo da sempre i racconti e credo che il contenuto simbolico di una storia bella possa diventare una spinta irresistibile sul cammino della consapevolezza...troppo? Beh, almeno un tentativo di migliorare la conoscenza di se stessi...ancora eccessivo? 
Di sicuro le storie narrate sono un modo originale per cogliere elementi importanti del sistema filosofico che lo Yoga sottende.


"Quanti di noi rischiano di scoraggiarsi di fronte ad un testo sulla filosofia Yoga? 
Affascinati e abbagliati dalla complessità dei concetti, dalla precisione e dall’oscurità dei termini che li descrivono, possiamo dubitare di poterli davvero comprendere. Ebbene, questo libro risolve le titubanze del ricercatore perplesso, motivato ma consapevole delle difficoltà. 
Infatti si mette a disposizione, fin dalla dedica iniziale, di “chi non è né completamente ignorante né illuminato, e che pensa “Sono schiavo, devo liberarmi!”.
Come rendere accessibile un sistema filosofico complesso e fondato sulla pratica, in un unico testo?" 
continua qui.

domenica 9 maggio 2010

Romagna a testa ingiù (prima parte)



Se dico Romagna e vien da pensare riviera-discoteche-sballo-serate, allora si è impantanati nello stereotipo.
Se dico Romanga e viene in mente una terra colma di sfumature, in cui ogni angolo esprime la propria particolarità, allora si può iniziare a capire perchè l’ho scelta come sede di ben due residenziali, quest’estate (estate? Beh, sì, prima o poi arriverà davvero...).

L’ho cercato sull’appennino Tosco Emiliano.
L’ho trovato un po’ dopo Forlì.
È  un borgo, si chiama Portico di Romagna e credo abbia un numero di abitanti inferiore a quello degli inquilini del palazzo in cui vivo.
È un luogo magico, in cui si respira l’aria pulita del parco naturale, il silenzio è sottolineato dal cinguettare sugli alberi e dallo scorrere dei ruscelli. Solo in un posto così poteva esistere il vulcano più piccolo del mondo...
Qui andremo a
fine maggio, in un albergo che, del convento che era, conserva le mura spesse, le finestre grandi e gli ambienti ampi. Adesso brilla di iniziative creative, conosciuto molto all’estero e pochissimo in Italia, e l’ho scelto per la bellezza dei dintorni e per l’accoglienza gaudente ed educata che ho incontrato.
È il posto adatto per lo Yoga, ho pensato.
E mi piace che la scelta delle locations, ogni tanto, possa essere controcorrente, oltre gli stereotipi.
Un po’ a testa all’ingiù.




sabato 1 maggio 2010

il tappetino (yoga) volante


Ha lo sguardo limpido e i ricci raccolti, ha voce e modi gentili.
Esile, a guardarla qualcuno la direbbe una che parte abitualmente per le spiagge di qualche costa turistica.
Invece lei ama la montagna difficile dell’arrampicata e, quando parte, non va ai Caraibi.
Quando parte, lei, va in Ruanda.
Ci va con valige enormi, che riempie all’inverosimile di vestiti per bambini: un abbraccio per gli orfani di un paese insanguinato.
Va in Ruanda e poi racconta con calma e semplicità la sua permanenza. Usa parole vibranti e misurate, perché, insieme ad ogni immagine che stringe il cuore, si apra anche uno scenario di speranza.
L’idea dell’iniziativa dal Benessere al Buon Vivere è nata dai suoi resoconti.
Testimonianze a bassa voce, retaggio di quell’istinto che i visitatori sviluppano subito in un paese dalle libertà soffocate e imprigionate, dove chi arriva impara a sussurrare per proteggere il coraggio di quelli che, qui, vivono e operano silenziosamente, per non dare nell’occhio. E ottenere il visto per il suo prossimo viaggio potrebbe diventare impossibile, se il suo nome venisse pubblicato.
Grazie al suo sguardo generoso, grazie alla grande disponibilità delle persone che hanno partecipato alla serata, ieri sera lo Yoga è andato molto lontano*.
Fino al cuore pulsante dell’Africa.


* abbiamo sostenuto l'associazione Jardin de los Ninos



giovedì 29 aprile 2010

dal Benessere al Buon-Vivere, ovvero la pratica oltre il tappetino

Era fine aprile e mi accorgo ora dell’anniversario.
La sua gentilezza corrispondeva esattamente all’idea che mi ero fatta di una maestra di Yoga, dunque mi trovai subito a mio agio, debuttando da allieva.
Se lei, che sarebbe diventata la mia prima maestra, quella primavera di tanti anni fa mi avesse esclusa a causa del mio scarso tempismo (i corsi iniziano in autunno, mica in primavera...), chissà se insegnerei, oggi. Mantengo questa promessa implicita di accoglienza e accetto sempre i neofiti, anche a giugno. Ho sviluppato quindi un metodo didattico per seguire tutti, neofiti e non, e in questi anni  non ho mai avuto il desiderio di proporre una lezione o un workshop esclusivamente ad  esperti, tant’è che i corsi nel sito sono stati chiamati “Yoga per tutti”.
Non ha senso attribuire un “grado” a chi, da anni o da una lezione, frequenta un corso di Yoga: non siamo mica nell’esercito! Un’esperienza individuale non può avere livelli.

Ma.
In questi giorni si è materializzata, letteralmente, l’idea di farlo.
Per una volta.
Perché?
È bello sentirsi parte di un gruppo che segue la lezione, ed è bello essere guidati. Si va al corso, ci si concentra, si esce ogni volta un po’ diversi, in genere sentendosi meglio (sennò perché farlo?).
Sì, ma poi?                                                              

Il fatto è che  il senso di una pratica sta in un tempo quotidiano, anche se breve, piuttosto che in grandi abbuffate irregolari.
Perché il benessere che si vive dopo la lezione non si dissolva, ma rinasca ogni giorno.
Perché la capacità di ascoltarsi che lo Yoga affina esca dal tappetino e diventi parte della vita in ogni momento: solo allora il Ben-essere diventa, finalmente, Buon Vivere.
Allora è nata l’idea di una lezione impostata per incoraggiare la pratica personale, che stia al di là e al di fuori dei corsi, per significare che la pratica, quella vera, si fa per conto proprio.  
Una lezione silenziosa, che potrebbe lasciare (forse) un neofita perplesso: per la prima volta l’invito è stato rivolto a chi ha già sviluppato una propria esperienza.
Una lezione a offerta libera, perché le donazioni raccolte portino anche verso altri luoghi e altre vite un poco di Vivere se non Buono, almeno migliore.



sabato 13 marzo 2010

ti presento...lo Yoga


E’ domenica pomeriggio e il sole è già un buon inizio.
Dentro la sala i tappetini sono ordinati, l’ambiente è accogliente al punto giusto e tra poco ciascun posto sarà occupato da un neofita dello Yoga, curioso di “assaggiare” la pratica: dopotutto, si tratta di una domenica divulgativa.


Per qualche attimo ancora, però, qui dentro ci siamo solamente il sole ed io.

Come in altre occasioni, oggi mi troverò a raccontare cos’è, lo Yoga.

E siccome insegno da tempo, so che c’è un modo, per dirlo, col fascino rassicurante delle spiegazioni “classiche”.
Ma siccome lo Yoga mi ha cambiato la vita, so anche che quello che rappresenta per me non si lascia dire davvero, perché il significato profondo si trova in uno spazio speciale che le parole non possono raggiungere.
L’arrivo dei partecipanti mi mette nei loro sguardi e mi ritrovo definire il termine Yoga e a descrivere l’origine: lontana nel tempo, lontana nello spazio.
Rimane, non detto, l’indicibile: il motivo per cui qualcosa di così “lontano” nel tempo e nello spazio ha conquistato la mia vita in modo irriducibile...allora racconto una storia per spiegare che la ricerca va fuori, e lontano, solo in apparenza. Racconto che questa disciplina è lo strumento più potente e prezioso per conoscere me stessa. Qualcosa che mi ha totalmente affascinata e catturata fin dall’inizio, dal primo incontro, tanti anni fa, e continua a spingermi verso la cosa più preziosa: l’autenticità.
Quello che non ho detto, domenica scorsa, è che, come i grandi amori, lo Yoga per me resiste al tempo e alle sfide del quotidiano. Quello che non ho detto è che la mia vita, da quel lontano giorno, ha preso una direzione precisa e irresistibile e difficile da spiegare e allora devo sperare che parole pallide, racconti e definizioni, trasmettano comunque lo stupore, la meraviglia continua e il profondo rispetto.
Un tempo, quando qualcuno mi chiedeva cos’è lo Yoga, rispondevo asciutta “Non è una cosa che si dice, è una cosa che si fa”. 
Adesso, forse, risponderei che lo Yoga non è una cosa che si fa, ma che si è.


Ps: i neofiti si sentano rassicurati dal fatto che gli effetti collaterali descritti nel post riguardano una percentuale trascurabile di praticanti (tipo, me). Agli tutti gli altri, lo Yoga, fa bene...


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