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martedì 25 febbraio 2014

Quelli che...il Ponte!




 “Le cose vicine 
e quelle lontane 
sono unite da legami invisibili”
F. Thompson

Ecco cosa scrivono coloro che hanno partecipato a questi seminari qui.

"il significato simbolico del titolo di questo seminario, mi ha spinto a partecipare. Durante la pratica insieme, quella domenica, ho sperimentato in maniera molto intensa il  " senso di unione corpo e mente", non so come dirlo meglio, essere un unica cosa (con le mie esperienze di malattia, per lungo tempo, ho sicuramente tenuto separate ciò che veniva dal corpo e ciò che era della mente) e quindi per me è stata una esperienza fondamentale che mi ha dato energia e nuova fiducia. 
Questa sensazione  è proseguita poi anche nei giorni successivi e riesco a ritrovarla  quando pratico yoga a casa."

"il lavoro [...] mi ha permesso di guardare alcune parti di me, elaborandole ulteriormente, rimanendo tranquilla e lucida."

"ho trovato molto intensa la forza del gruppo di persone che condividevano la pratica"

"il seminario? Devo dirti due effetti: più carica sessuale e più menefreghismo. Non male direi... ;) Per il menefreghismo, troppo poco. Ma a me ce ne vorrebbero vagonate!!"

"che viaggio interessante, non me lo aspettavo!
il tempo mi è volato, quando abbiamo concluso mi sono stupita di sapere che erano passate già quattro ore, credevo a malapena ne fosse trascorsa una soltanto."

"ho costruito il mio Ponte sulle mie tensioni interiori, alcune le ho scoperte insieme a te durante la pratica, altre sapevo che c'erano, tensioni e nodi fisici dolorosi che si sono sciolti, proprio come se avessi attraversato un Ponte di cui non conoscevo l'esistenza. Mi sono ritrovata diversa alla fine del seminario e anche nei giorni successivi: mi sento più forte, ho più energia e ho notato che sono più fiduciosa quando mi capita una situazione difficile, che nel passato mi avrebbe mandata nel panico, adesso provo ad attraversarla costruendoci un Ponte sopra e...funziona!"

venerdì 8 novembre 2013

il guru nel menisco


Yoga e consapevolezza corporea, ginocchia, allievi Yoga, KeYoga
il cuore di un cammino di ricerca è la condivisione: le tracce lasciate da altri, magari da luoghi lontani nel tempo e nello spazio, diventano strumenti, incoraggiamenti o consigli per noi, qualcosa di utile nel nostro percorso.
Ringrazio Savina, autrice del testo qui di seguito. 

[per inciso no, non c'è nessun errore nel titolo del post: 
benché i refusi siano abituali nei miei scritti, e - sia detto per onore di verità - nonostante le riletture e i controlli ortografici automatici (a volte a causa dei controlli automatici), qui non si narrano affatto epiche gesta di ortopedia chirurgica e, dunque, non si tratta del guru del ginocchio. 
in questa storia il guru viene trovato, senza nemmeno averlo cercato per la verità, nel menisco, tutto qui.]

"Cara Nanà, dopo che la risonanza magnetica aveva rilevato il danneggiamento del menisco, tutti i medici mi sconsigliavano l’intervento perché non lo ritenevano necessario, secondo loro bastava rinunciassi alle mie attività fisiche.
Mi sentivo sconfitta e delusa perché non avevo avuto la capacità di fermarmi prima dell’infortunio, quando cioè percepivo la stanchezza e il corpo mi chiedeva di rallentare. Superbamente avevo continuato per essere come gli altri, per non perdermi nulla, ma avevo ottenuto di sentirmi l’ultima della classe, l’allieva che non si ascoltava nonostante gli anni di pratica.
Avevo cercato di andare avanti in qualche modo, di continuare come se niente fosse, ma il continuo dolore fisico ha definitivamente abbattuto ogni mio tentativo di resistenza.
A quel punto dovevo decidere se farmi operare o no, se volevo continuare o rinunciare.

Nanà, lo sai che quando prendo una decisione non la cambio più, ma in quel periodo ho assistito, quasi come fossi una spettatrice, ai miei continui ripensamenti.
Con tenacia mi sono “aggrappata” allo yoga, ma non era facile: certe posizioni non potevo eseguirle e era frustrante, la mente era un subbuglio di pensieri e mi sembrava che tutto perdesse di significato.
Più passava il tempo, più mi innervosiva il mio continuo tentennare riguardo l’intervento, inoltre mi colpevolizzavo per come stavo affrontando il problema.

giovedì 17 ottobre 2013

quelli che...l'Universo in Noi!


cosa dice chi c'era a questa settimana di Yoga...

“anche se non mi sembra cambiato nulla qui, sicuramente è cambiato qualcosa in me”

“[…] le piantine germogliate dentro di me resistono agli attacchi della consuetudine così come all'inerzia dei nodi della mia personalità; sono però sicuro che la loro sarà una crescita che mi accompagnerà per tutta la vita e che qualche tempesta ogni tanto servirà solo a rinforzarne il fusto”

 “tutto scorre, e scorre meglio. spero solo di poter mantenere questo magico stato di grazia”

“[…] riprendere i miei tempi, ritmi, abituarsi allo stretto contatto con gli altri, questi sconosciuti... sono state tutte sensazioni molto piacevoli”

 “mi sono trovata a raccontare ad amici curiosi della mia esperienza e non ho potuto che parlarne con gioia, come una delle vacanze più belle che abbia mai vissuto: seppur semplice, così unica”

“ho ritrovato un po' della forza di carattere che mi sembrava di aver perso e la capacità di fare delle cose per me”


 “a volte la vita prende una piega un po' arida, siamo troppo presi dai nostri impegni, spesso futili e che riteniamo così importanti. è un dare il giusto valore alle cose, nell'aridità della nostra vita può nascere sempre qualcosa di rigoglioso e inaspettato”

“un aspetto del mio carattere che ho rivalutato e riscoperto durante la vacanza è stato l'amore per la semplicità”

“se all'inizio ero un po' diffidente anche solo nel camminare per terra a piedi nudi (aiuto, ci si sporca, ci si fa male...) è bastato davvero poco per riabituarsi a tutto ciò che ci circonda nel modo più naturale possibile”

“ho riscoperto anche la tolleranza, andare incontro all'altro”

“è stato interessante scoprire insieme come volerci bene, come massaggiare gli organi, come sentire le sensazioni, anche le più minime, del nostro corpo. il corpo ci parla, sempre, e noi dobbiamo ascoltarlo”

mercoledì 16 ottobre 2013

quelli che...il Linguaggio Segreto del Corpo


da questa settimana di Yoga, i feedback dei partecipanti, che ringrazio col Cuore...

“a cosa mi è servito il corso? ad aprire le finestre del cuore al sole...”

“devi ricercare dentro il tuo corpo. ciò che scopri andrà a tuo vantaggio. gli altri possono darti i mezzi e gli strumenti ma non possono fare questa ricerca per te”

“mi "penso" come una regina, con la corona in testa, sia quando cammino per la strada, sia quando faccio marmellate o dipingo, mi sento la lepre che mette fuori la testa e annusa l'aria, mi sento a mio agio nel mio vecchio corpo arrotondato dall'età e dal vissuto. i movimenti sono più fluidi, anche quando sono veloci, e ho incorporato l'infinito nella camminata, insomma sculetto! :-))”

“mi sento più capace di governare la mente, mi pare di aver lasciato alle spalle tredici anni di malessere che sotto sotto mi logorava”

“non sono più la stessa persona di prima. almeno in parte. credo di essermi avvicinata finalmente un pochino alla risposta alla fatidica domanda "cosa vuoi fare da grande?" - ho resistito all'impulso di fare uno dei miei soliti colpi di testa, ma non mi ero mai sentita così libera prima e sento l'esigenza di prendermi cura del mio corpo. in generale per me è stata una settimana di "amplificazione" e "apertura"!


martedì 1 ottobre 2013

bisogno di poesia

 
                                                                “Ho bisogno di sentimenti,
di parole,
di parole scelte sapientemente,          
di fiori, detti pensieri,           
di rose, dette presenze,          
 di sogni, che abitino gli alberi,           
di canzoni che faccian danzar le statue,           
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti.           
Ho bisogno di poesia”

Alda Merini



mercoledì 1 maggio 2013

7 consigli per insegnare Yoga in una città di provincia e rimanere (forse) sani di mente - parte seconda


2. AMA I TUOI ALLIEVI (ti somigliano)          
Lavoravo a tempo pieno in una grande azienda; mi alzavo prestissimo per praticare, scappavo dalle riunioni per insegnare ai miei corsi Yoga e spesso finivo di lavorare ai progetti aziendali a notte fonda, dopo essere rientrata dalle lezioni.
Chi me lo faceva fare?

Mi era chiarissimo, e ora lo è ancora di più, che lo facevo e lo faccio, per amore; adoro le “mie persone”, adoro stare nei loro universi, meravigliosi e sorprendenti, adoro studiare e insegnare Yoga.
Sennò non potrei farlo.
Amare le tue persone significa ascoltarle, dare valore al fatto che si organizzano (a volte pesantemente!) per venire ai tuoi corsi, seguirti ai seminari, praticare insieme a te.
Significa, se insegni Yoga, capire al di là delle esplicitazioni, perché ogni giorno siamo differenti, comprendere di cosa c’è bisogno e cosa puoi fare per raggiungerli.
Significa essere in grado di raggiungere tutti, o almeno provarci con sincerità totale.
Significa conoscere il Corpo, conoscerne l’anatomia e la fisiologia, i canali energetici, rispettarne l’Armonia nella sequenza di asana, respirazione, mantra, concentrazioni.
Di fatto, significa praticare molto, moltissimo per conto proprio, lavorare costantemente su di sé; e questo ci porta direttamente al prossimo punto…

3. PRATICA, PRATICA, PRATICA
“Ma anche tu, che insegni, poi per conto tuo pratichi Yoga?”
Quesito meditabondo, posto da qualcuno che a sua volta insegna (filosofia all’università, per la precisione).
“Ovvio. Cosa insegno, sennò?”.
Annuisce con aria pensierosa,  “Eh, me lo ripeto spesso anche io”.
Immagino valga per tutti coloro che insegnano, qualsiasi sia la materia.
Pratica.
Pratica, sennò cosa vuoi insegnare?
Anche se hai molte classi, quello che fai non sostituisce la tua pratica personale; se si insegna, non lo si fa per se stessi:  si è a servizio degli allievi (vedi punto precedente!). 
E' la ricerca personale che ti porta ad avere qualcosa da condividere con le persone che guidi.
E' la pratica personale che ti ha portato, bene o male, ad insegnare Yoga, giusto?
Allora non lasciarla mai.

4. SII CURIOSA/O (e coreaggiosa/o, a volte)
Non basta leggere gli stessi libri e giornali di Yoga che leggono tutti gli insegnanti di Yoga che conosci, e andare agli stessi seminari e festival di Yoga a cui si iscrivono tutti gli altri insegnanti di Yoga, di cui hai sentito parlare da altri insegnanti di Yoga o che hai visto pubblicizzati nei giornali che si occupano di Yoga.
Pratica.
Cerca.
E nascerà la curiosità di seguire strade/insegnamenti/discipline che potrebbero sembrare distanti dal tuo mondo e invece non lo saranno; sii curiosa/o non solo di ciò che ha l’etichetta “Yoga”, ma di tutto ciò che risuonerà in te.
Anche quando sarai l’unica insegnante Yoga nella stanza.
Perché quello che ti muove, che ti ispira, diventa Yoga se tu sei Yoga.
Farà parte del tuo bagaglio, della tua ricerca, della tua Vita.

mercoledì 17 aprile 2013

7 consigli per insegnare Yoga in una città di provincia e rimanere (forse) sani di mente - parte prima

“Voglio fare quello che hai fatto tu”- ha gli occhi lucidi di entusiasmo - “voglio una vita come la tua”.
La guardo, e il mio sguardo implora pietà.
Lei, implacabile, continua: - “Voglio insegnare Yoga, e vivere insegnando Yoga”.
Lasciarmi senza parole non è facile, ma lei c’è riuscita.
Nessuno vorrebbe davvero una vita come quella di qualcun altro, giusto?!?

“Wow! bellissimo!” è la prima reazione di chi scopre che insegno Yoga.
Un attimo di esitazione e arriva l’immancabile: - “Sì, ma…qual è il tuo lavoro vero?”.
Frequentemente seguito da: - "E quante ore lavori, a settimana?"
La verità è che studio, pratico, insegno moltissimo ma non lo penso come “lavoro”, ho uno stile di vita monacale eppure mi sveglio con un canto nel cuore, pensando “che fortuna, insegno Yoga! che fortuna, aver incontrato lo Yoga!”.
Devo essere pazza.

Negli ultimi tempi mi è spesso capitato che persone che condividevano la pratica con me (un modo per dire “allievi”; ho un problema con quella parola. "Allievo" implica che ci sia un’insegnante. Ma chi insegna e chi impara da chi? Beh, questo è uno dei punti di questi post) mi abbiano comunicato di voler seguire un corso insegnanti Yoga, cercando consigli per orientarsi nella ridda di offerte più o meno variopinte che popolano il web.
Ancora più frequentemente succede che aspiranti insegnanti Yoga che non conosco affatto mi scrivano chiedendo suggerimenti, incoraggiamento, lumi…
Deve essere una pazzia contagiosa.

Insegno Yoga da circa tredici anni, e che qualcuno chieda/condivida un’intenzione di vita con me, è un onore che mi commuove.  
Sia detto questo.
Ma non è tutto solo rose, fiori e Chakra.
Sia detto anche questo.
E in ogni caso ci sono cose per cui nessun corso ti preparerà: quindi, ecco la mia storia.

1. QUALE CORSO INSEGNANTI?
Lo confesso, ho frequentato un corso insegnanti.
E sono grata ogni giorno che passa alla mia Maestra per avermi accolta, benché fossi un’universitaria squattrinata e non dessi alcuna garanzia di cambiare idea a metà corso, tantomeno di riuscire a pagare le rate di iscrizione (diversamente dai molti altri aspiranti i cui cv stavano a pile su una scrivania, rimasti esclusi da quella tornata di papabili frequentanti della sua scuola). 
Le sono grata per aver condiviso il suo percorso con grande generosità e per avermi sempre incoraggiata ad essere creativa e autentica, nella pratica dello Yoga e nella Vita.
Ma non avevo alcuna intenzione di insegnare Yoga, quando l’ho iniziato: volevo solo “di più” e “più approfondito” di quella cosa lì, che per me era lo Yoga, e fare il suo corso insegnanti mi sembrava un buon modo per averla; grazieaddio, lei fu dello stesso avviso.
Per la cronaca, si tratta di una scuola quadriennale. 
Ci sono corsi insegnanti di un mese, di due anni. 
Pochi arrivano a quattro, in effetti.
Se avessi cercato una scuola al solo scopo di procurarmi un qualsiasi diploma di insegnante Yoga, ne avrei scelta una più breve e vicina, naturalmente.

La motivazione personale è la prima cosa importante: cerca di capire se ti stai buttando in un corso insegnanti solo perché ti ha convinto una pubblicità.
Soprattutto se si tratta di un corso che dura anni, perché la spinta che ti porta a impiegare i tuoi weekend, le tue energie e il tuo denaro può scemare, se non hai ben chiaro perché lo stai facendo.
A me è capitato di innamorarmi del Tantra, e questo ha cambiato la mia Vita; ci sono persone che attraversano oceani e continenti perché sentono la spinta fondamentale verso un determinato insegnante/stile/scuola (degli stili di Yoga non si parlerà, in questi post, è bene avvisare).
Ci sono persone che comprendono, altrettanto visceralmente, di volere un diploma e basta: se la molla è questa, vai nella scuola sotto casa, impara quello che devi e prendi il diploma che ti serve.
Ascoltarsi dalle viscere e seguire il proprio istinto con lucidità e chiarezza è Yoga, anche quando si cerca di scegliere il corso insegnanti più adatto a noi.
Quello che conta davvero è il proprio cammino personale.

giovedì 29 aprile 2010

dal Benessere al Buon-Vivere, ovvero la pratica oltre il tappetino

Era fine aprile e mi accorgo ora dell’anniversario.
La sua gentilezza corrispondeva esattamente all’idea che mi ero fatta di una maestra di Yoga, dunque mi trovai subito a mio agio, debuttando da allieva.
Se lei, che sarebbe diventata la mia prima maestra, quella primavera di tanti anni fa mi avesse esclusa a causa del mio scarso tempismo (i corsi iniziano in autunno, mica in primavera...), chissà se insegnerei, oggi. Mantengo questa promessa implicita di accoglienza e accetto sempre i neofiti, anche a giugno. Ho sviluppato quindi un metodo didattico per seguire tutti, neofiti e non, e in questi anni  non ho mai avuto il desiderio di proporre una lezione o un workshop esclusivamente ad  esperti, tant’è che i corsi nel sito sono stati chiamati “Yoga per tutti”.
Non ha senso attribuire un “grado” a chi, da anni o da una lezione, frequenta un corso di Yoga: non siamo mica nell’esercito! Un’esperienza individuale non può avere livelli.

Ma.
In questi giorni si è materializzata, letteralmente, l’idea di farlo.
Per una volta.
Perché?
È bello sentirsi parte di un gruppo che segue la lezione, ed è bello essere guidati. Si va al corso, ci si concentra, si esce ogni volta un po’ diversi, in genere sentendosi meglio (sennò perché farlo?).
Sì, ma poi?                                                              

Il fatto è che  il senso di una pratica sta in un tempo quotidiano, anche se breve, piuttosto che in grandi abbuffate irregolari.
Perché il benessere che si vive dopo la lezione non si dissolva, ma rinasca ogni giorno.
Perché la capacità di ascoltarsi che lo Yoga affina esca dal tappetino e diventi parte della vita in ogni momento: solo allora il Ben-essere diventa, finalmente, Buon Vivere.
Allora è nata l’idea di una lezione impostata per incoraggiare la pratica personale, che stia al di là e al di fuori dei corsi, per significare che la pratica, quella vera, si fa per conto proprio.  
Una lezione silenziosa, che potrebbe lasciare (forse) un neofita perplesso: per la prima volta l’invito è stato rivolto a chi ha già sviluppato una propria esperienza.
Una lezione a offerta libera, perché le donazioni raccolte portino anche verso altri luoghi e altre vite un poco di Vivere se non Buono, almeno migliore.



Abhaya Mudra - il Sigillo che scaccia la paura

Un punto importante da comprendere è che il  Mudra che vi racconto oggi,  non scaccia la causa della paura , bensì dissolve la paura-pa...