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martedì 25 febbraio 2014

Quelli che...il Ponte!




 “Le cose vicine 
e quelle lontane 
sono unite da legami invisibili”
F. Thompson

Ecco cosa scrivono coloro che hanno partecipato a questi seminari qui.

"il significato simbolico del titolo di questo seminario, mi ha spinto a partecipare. Durante la pratica insieme, quella domenica, ho sperimentato in maniera molto intensa il  " senso di unione corpo e mente", non so come dirlo meglio, essere un unica cosa (con le mie esperienze di malattia, per lungo tempo, ho sicuramente tenuto separate ciò che veniva dal corpo e ciò che era della mente) e quindi per me è stata una esperienza fondamentale che mi ha dato energia e nuova fiducia. 
Questa sensazione  è proseguita poi anche nei giorni successivi e riesco a ritrovarla  quando pratico yoga a casa."

"il lavoro [...] mi ha permesso di guardare alcune parti di me, elaborandole ulteriormente, rimanendo tranquilla e lucida."

"ho trovato molto intensa la forza del gruppo di persone che condividevano la pratica"

"il seminario? Devo dirti due effetti: più carica sessuale e più menefreghismo. Non male direi... ;) Per il menefreghismo, troppo poco. Ma a me ce ne vorrebbero vagonate!!"

"che viaggio interessante, non me lo aspettavo!
il tempo mi è volato, quando abbiamo concluso mi sono stupita di sapere che erano passate già quattro ore, credevo a malapena ne fosse trascorsa una soltanto."

"ho costruito il mio Ponte sulle mie tensioni interiori, alcune le ho scoperte insieme a te durante la pratica, altre sapevo che c'erano, tensioni e nodi fisici dolorosi che si sono sciolti, proprio come se avessi attraversato un Ponte di cui non conoscevo l'esistenza. Mi sono ritrovata diversa alla fine del seminario e anche nei giorni successivi: mi sento più forte, ho più energia e ho notato che sono più fiduciosa quando mi capita una situazione difficile, che nel passato mi avrebbe mandata nel panico, adesso provo ad attraversarla costruendoci un Ponte sopra e...funziona!"

giovedì 17 ottobre 2013

quelli che...l'Universo in Noi!


cosa dice chi c'era a questa settimana di Yoga...

“anche se non mi sembra cambiato nulla qui, sicuramente è cambiato qualcosa in me”

“[…] le piantine germogliate dentro di me resistono agli attacchi della consuetudine così come all'inerzia dei nodi della mia personalità; sono però sicuro che la loro sarà una crescita che mi accompagnerà per tutta la vita e che qualche tempesta ogni tanto servirà solo a rinforzarne il fusto”

 “tutto scorre, e scorre meglio. spero solo di poter mantenere questo magico stato di grazia”

“[…] riprendere i miei tempi, ritmi, abituarsi allo stretto contatto con gli altri, questi sconosciuti... sono state tutte sensazioni molto piacevoli”

 “mi sono trovata a raccontare ad amici curiosi della mia esperienza e non ho potuto che parlarne con gioia, come una delle vacanze più belle che abbia mai vissuto: seppur semplice, così unica”

“ho ritrovato un po' della forza di carattere che mi sembrava di aver perso e la capacità di fare delle cose per me”


 “a volte la vita prende una piega un po' arida, siamo troppo presi dai nostri impegni, spesso futili e che riteniamo così importanti. è un dare il giusto valore alle cose, nell'aridità della nostra vita può nascere sempre qualcosa di rigoglioso e inaspettato”

“un aspetto del mio carattere che ho rivalutato e riscoperto durante la vacanza è stato l'amore per la semplicità”

“se all'inizio ero un po' diffidente anche solo nel camminare per terra a piedi nudi (aiuto, ci si sporca, ci si fa male...) è bastato davvero poco per riabituarsi a tutto ciò che ci circonda nel modo più naturale possibile”

“ho riscoperto anche la tolleranza, andare incontro all'altro”

“è stato interessante scoprire insieme come volerci bene, come massaggiare gli organi, come sentire le sensazioni, anche le più minime, del nostro corpo. il corpo ci parla, sempre, e noi dobbiamo ascoltarlo”

mercoledì 16 ottobre 2013

quelli che...il Linguaggio Segreto del Corpo


da questa settimana di Yoga, i feedback dei partecipanti, che ringrazio col Cuore...

“a cosa mi è servito il corso? ad aprire le finestre del cuore al sole...”

“devi ricercare dentro il tuo corpo. ciò che scopri andrà a tuo vantaggio. gli altri possono darti i mezzi e gli strumenti ma non possono fare questa ricerca per te”

“mi "penso" come una regina, con la corona in testa, sia quando cammino per la strada, sia quando faccio marmellate o dipingo, mi sento la lepre che mette fuori la testa e annusa l'aria, mi sento a mio agio nel mio vecchio corpo arrotondato dall'età e dal vissuto. i movimenti sono più fluidi, anche quando sono veloci, e ho incorporato l'infinito nella camminata, insomma sculetto! :-))”

“mi sento più capace di governare la mente, mi pare di aver lasciato alle spalle tredici anni di malessere che sotto sotto mi logorava”

“non sono più la stessa persona di prima. almeno in parte. credo di essermi avvicinata finalmente un pochino alla risposta alla fatidica domanda "cosa vuoi fare da grande?" - ho resistito all'impulso di fare uno dei miei soliti colpi di testa, ma non mi ero mai sentita così libera prima e sento l'esigenza di prendermi cura del mio corpo. in generale per me è stata una settimana di "amplificazione" e "apertura"!


giovedì 2 maggio 2013

7 consigli per insegnare Yoga in una città di provincia e rimanere (forse) sani di mente - ultima parte


5. NON LASCIARE IL TUO LAVORO PER INSEGNARE YOGA
Ok, detto da me suona “fai quello che dico ma non fare quel che faccio”, un bel contrasto con tutto quello che ho scritto finora.
Guadagno meno, rischio molto di più e lavoro sempre, eppure sono decisamente più felice.
Ma devo essere pazza, l’ho già detto.
Quindi no, non lasciare il lavoro per insegnare Yoga (oltretutto di questi tempi sono i lavori a lasciare le persone, e non il contrario).
Insegnare Yoga affiancandolo a un altro mestiere non ti renderà meno efficace o meno felice, però potrebbe davvero renderti meno stressato/a!

Guardiamo in faccia la realtà: fare l’insegnante di Yoga (sempre se non hai le spalle coperte  altrimenti) può essere duro.
Ci vuole un sacco di pazienza e di resistenza, fisica e mentale.
E' difficile guadagnare non dico molto, ma anche solo abbastanza, insegnando Yoga.
Potrebbe esserci competizione: sai gestirla in modo costruttivo?
La cosa buona è sapere che i tuoi allievi ti somigliano (vedi punto 2!), e finché ci sarà questa vibrazione in comune, allora praticherete insieme. 
La Vita ci cambia in continuazione, tutti, e accettando che qualcuno cambi (città, disciplina, insegnante ecc.), è accogliere la Vita, e togliersi dalla competizione e dallo stress.
Lo Yoga è l’esperienza che fai: trova il tuo modo di insegnare, che poi è il tuo modo di essere. 
Per qualcuno può essere faticoso riuscirci, ma vale sempre la pena di trovare la propria voce, la propria autenticità.

6. INSEGNA, INSEGNA, INSEGNA
Insegnando si impara.
Si impara  a raggiungere tutti, ad essere efficaci e gioiosi.
Soprattutto, prima di insegnare ciò che si sa, si insegna ciò che si è: prima si crea la relazione con gli altri, poi si potranno scambiare energie, insegnamenti, tecniche e via discorrendo.
Accogliendo gli allievi, si impara ad accogliere se stessi.
Da ciascuno che ti raggiunge per praticare insieme, si impara.
Con umiltà e coraggio, si insegna e si impara.
Si trovano gemme preziose, negli altri e in se stessi.
questo ci porta al prossimo punto…

7. SII GRATA/O
Per l’insegnamento scambiato.
Per le persone.
Perché insieme si cresce.
Per lo Yoga, per la Vita.
Questo è il punto più importante: l’ho conservato per ultimo.

[prima parte e seconda parte]

mercoledì 1 maggio 2013

7 consigli per insegnare Yoga in una città di provincia e rimanere (forse) sani di mente - parte seconda


2. AMA I TUOI ALLIEVI (ti somigliano)          
Lavoravo a tempo pieno in una grande azienda; mi alzavo prestissimo per praticare, scappavo dalle riunioni per insegnare ai miei corsi Yoga e spesso finivo di lavorare ai progetti aziendali a notte fonda, dopo essere rientrata dalle lezioni.
Chi me lo faceva fare?

Mi era chiarissimo, e ora lo è ancora di più, che lo facevo e lo faccio, per amore; adoro le “mie persone”, adoro stare nei loro universi, meravigliosi e sorprendenti, adoro studiare e insegnare Yoga.
Sennò non potrei farlo.
Amare le tue persone significa ascoltarle, dare valore al fatto che si organizzano (a volte pesantemente!) per venire ai tuoi corsi, seguirti ai seminari, praticare insieme a te.
Significa, se insegni Yoga, capire al di là delle esplicitazioni, perché ogni giorno siamo differenti, comprendere di cosa c’è bisogno e cosa puoi fare per raggiungerli.
Significa essere in grado di raggiungere tutti, o almeno provarci con sincerità totale.
Significa conoscere il Corpo, conoscerne l’anatomia e la fisiologia, i canali energetici, rispettarne l’Armonia nella sequenza di asana, respirazione, mantra, concentrazioni.
Di fatto, significa praticare molto, moltissimo per conto proprio, lavorare costantemente su di sé; e questo ci porta direttamente al prossimo punto…

3. PRATICA, PRATICA, PRATICA
“Ma anche tu, che insegni, poi per conto tuo pratichi Yoga?”
Quesito meditabondo, posto da qualcuno che a sua volta insegna (filosofia all’università, per la precisione).
“Ovvio. Cosa insegno, sennò?”.
Annuisce con aria pensierosa,  “Eh, me lo ripeto spesso anche io”.
Immagino valga per tutti coloro che insegnano, qualsiasi sia la materia.
Pratica.
Pratica, sennò cosa vuoi insegnare?
Anche se hai molte classi, quello che fai non sostituisce la tua pratica personale; se si insegna, non lo si fa per se stessi:  si è a servizio degli allievi (vedi punto precedente!). 
E' la ricerca personale che ti porta ad avere qualcosa da condividere con le persone che guidi.
E' la pratica personale che ti ha portato, bene o male, ad insegnare Yoga, giusto?
Allora non lasciarla mai.

4. SII CURIOSA/O (e coreaggiosa/o, a volte)
Non basta leggere gli stessi libri e giornali di Yoga che leggono tutti gli insegnanti di Yoga che conosci, e andare agli stessi seminari e festival di Yoga a cui si iscrivono tutti gli altri insegnanti di Yoga, di cui hai sentito parlare da altri insegnanti di Yoga o che hai visto pubblicizzati nei giornali che si occupano di Yoga.
Pratica.
Cerca.
E nascerà la curiosità di seguire strade/insegnamenti/discipline che potrebbero sembrare distanti dal tuo mondo e invece non lo saranno; sii curiosa/o non solo di ciò che ha l’etichetta “Yoga”, ma di tutto ciò che risuonerà in te.
Anche quando sarai l’unica insegnante Yoga nella stanza.
Perché quello che ti muove, che ti ispira, diventa Yoga se tu sei Yoga.
Farà parte del tuo bagaglio, della tua ricerca, della tua Vita.

mercoledì 17 aprile 2013

7 consigli per insegnare Yoga in una città di provincia e rimanere (forse) sani di mente - parte prima

“Voglio fare quello che hai fatto tu”- ha gli occhi lucidi di entusiasmo - “voglio una vita come la tua”.
La guardo, e il mio sguardo implora pietà.
Lei, implacabile, continua: - “Voglio insegnare Yoga, e vivere insegnando Yoga”.
Lasciarmi senza parole non è facile, ma lei c’è riuscita.
Nessuno vorrebbe davvero una vita come quella di qualcun altro, giusto?!?

“Wow! bellissimo!” è la prima reazione di chi scopre che insegno Yoga.
Un attimo di esitazione e arriva l’immancabile: - “Sì, ma…qual è il tuo lavoro vero?”.
Frequentemente seguito da: - "E quante ore lavori, a settimana?"
La verità è che studio, pratico, insegno moltissimo ma non lo penso come “lavoro”, ho uno stile di vita monacale eppure mi sveglio con un canto nel cuore, pensando “che fortuna, insegno Yoga! che fortuna, aver incontrato lo Yoga!”.
Devo essere pazza.

Negli ultimi tempi mi è spesso capitato che persone che condividevano la pratica con me (un modo per dire “allievi”; ho un problema con quella parola. "Allievo" implica che ci sia un’insegnante. Ma chi insegna e chi impara da chi? Beh, questo è uno dei punti di questi post) mi abbiano comunicato di voler seguire un corso insegnanti Yoga, cercando consigli per orientarsi nella ridda di offerte più o meno variopinte che popolano il web.
Ancora più frequentemente succede che aspiranti insegnanti Yoga che non conosco affatto mi scrivano chiedendo suggerimenti, incoraggiamento, lumi…
Deve essere una pazzia contagiosa.

Insegno Yoga da circa tredici anni, e che qualcuno chieda/condivida un’intenzione di vita con me, è un onore che mi commuove.  
Sia detto questo.
Ma non è tutto solo rose, fiori e Chakra.
Sia detto anche questo.
E in ogni caso ci sono cose per cui nessun corso ti preparerà: quindi, ecco la mia storia.

1. QUALE CORSO INSEGNANTI?
Lo confesso, ho frequentato un corso insegnanti.
E sono grata ogni giorno che passa alla mia Maestra per avermi accolta, benché fossi un’universitaria squattrinata e non dessi alcuna garanzia di cambiare idea a metà corso, tantomeno di riuscire a pagare le rate di iscrizione (diversamente dai molti altri aspiranti i cui cv stavano a pile su una scrivania, rimasti esclusi da quella tornata di papabili frequentanti della sua scuola). 
Le sono grata per aver condiviso il suo percorso con grande generosità e per avermi sempre incoraggiata ad essere creativa e autentica, nella pratica dello Yoga e nella Vita.
Ma non avevo alcuna intenzione di insegnare Yoga, quando l’ho iniziato: volevo solo “di più” e “più approfondito” di quella cosa lì, che per me era lo Yoga, e fare il suo corso insegnanti mi sembrava un buon modo per averla; grazieaddio, lei fu dello stesso avviso.
Per la cronaca, si tratta di una scuola quadriennale. 
Ci sono corsi insegnanti di un mese, di due anni. 
Pochi arrivano a quattro, in effetti.
Se avessi cercato una scuola al solo scopo di procurarmi un qualsiasi diploma di insegnante Yoga, ne avrei scelta una più breve e vicina, naturalmente.

La motivazione personale è la prima cosa importante: cerca di capire se ti stai buttando in un corso insegnanti solo perché ti ha convinto una pubblicità.
Soprattutto se si tratta di un corso che dura anni, perché la spinta che ti porta a impiegare i tuoi weekend, le tue energie e il tuo denaro può scemare, se non hai ben chiaro perché lo stai facendo.
A me è capitato di innamorarmi del Tantra, e questo ha cambiato la mia Vita; ci sono persone che attraversano oceani e continenti perché sentono la spinta fondamentale verso un determinato insegnante/stile/scuola (degli stili di Yoga non si parlerà, in questi post, è bene avvisare).
Ci sono persone che comprendono, altrettanto visceralmente, di volere un diploma e basta: se la molla è questa, vai nella scuola sotto casa, impara quello che devi e prendi il diploma che ti serve.
Ascoltarsi dalle viscere e seguire il proprio istinto con lucidità e chiarezza è Yoga, anche quando si cerca di scegliere il corso insegnanti più adatto a noi.
Quello che conta davvero è il proprio cammino personale.

giovedì 28 marzo 2013

Dottor Shanti e il mio CittaVrtti

Racconto d'India di Francesco Castellano, Yogin, giocoliere, arrampicatore e molto altro. Le giravolte della Vita hanno stranamente - ma nemmeno troppo - legato il suo viaggio ad un altro cammino indiano, il mio, avvenuto un anno prima (almeno così dicono i calendari...). Grazie mille, Francesco!
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Dr.Shanti- Che ci fai qui in India?
Citta Vrtti- Sempre bello cominciare con una domanda, non trovi?
D- (ci pensa un attimo) Perchè secondo te?
C- Ora però nei stai facendo troppe...
D- Rispondi a quella che preferisci
C- Nella domanda c'è la libertà del possibile, c'è il divenire, l'aspettativa, il desiderio, quindi la curiosità.. nella risposta c'è definizione e troppe definizioni annoiano la Verità... non sarebbe bello rispondere sempre con altre domande?
D- (di nuovo pausetta) Una buona risposta ha bisogno di un buon ascolto... forse basterebbe aspettare un attimo in più, anche solo il tempo di un buon respiro... o no?
C- (respiro) Come nel Corano: c'è scritto qualcosa come “se quello che dici non è più nobile e meraviglioso del suono del silenzio, allora taci”.
D- (pausa)
C- (pausa)
D- (pausa)
C- (pausa)
così per 89  pause poi
D- Hai letto il Corano?
C- No, l'ho sentito in un film.
D- (pausa)
C- (pausa)
cosi' di nuovo per 101 volte...

mercoledì 27 marzo 2013

definizioni


"troppe definizioni annoiano la Verità" (cit.)

mettersi in contatto con le "viscere" e seguire il suggerimento che proviene dall'interno.
le definizioni, le filosofie, le elucubrazioni su quello che si ritiene oggettivo sono noiose per tutti, Verità compresa...
ché, oltretutto, è raro, l'"oggettivo": allora rivalutare il "soggettivo", l'ascolto interiore, è un buon proposito per ciascun giorno.





lunedì 27 agosto 2012

pericolose, sagge e selvagge


"Per tutte le figlie e le anziane donne,
prova vivente che l'anima, 
nonostante le denigrazioni culturali affermino il contrario, nonostante le delusioni d'amore, nonostante le scelte sbagliate, nonostante gli scontri e le ferite...
che l'anima torna ancora a vivere, ancora.

Per tutte le figlie e le anziane donne, che da tempo siano convinte o da poco abbiano avuto l'illuminazione, 
che nonostante le pecche, nonostante l'ego blateri il contrario, 
la saggezza è infusa nel loro corpo e nella loro anima dalla nascita,
e rappresenta sia la loro eredità dorata sia la loro scintilla d'oro.

Per tutte le figlie e le anziane donne che stanno costruendo le credenziali che più hanno importanza: la prova che una donna è come un grande albero che, grazie alla sua capacità di muoversi invece che rimanere immobile, può sopravvivere alle tempeste e ai pericoli più terribili, e rimanere ancora in piedi;
e ritrovare ancora il suo modo di ondeggiare nel vento, di continuare la danza.

Per tutte le figlie che stanno imparando, che hanno appena iniziato o sono già a buon punto, a diventare normalmente maestose come sono chiamate ad essere. Che è tanto. Tanto. Tanto.

Per loro, per tutti noi
possiamo tutti 
essere più profondi e fiorire,
creare dalle ceneri,
proteggere quelle arti, idee e speranze
cui non possiamo permettere di scomparire
dalla faccia di questa terra.
Per tutto questo, possiamo vivere a lungo 
e amarci l'un l'altro,
giovani da vecchi 
e vecchi da giovani
per sempre.

Clarissa Pinkola Estes, "La danza delle Grandi Madri"

*immagine di  Vladimir Tolman

mercoledì 25 luglio 2012

Il Viaggio, ovvero dell'autenticità

Pioveva.
Un temporale primaverile, di quelli improvvisi, totali, in cui il cielo scoppia sulla terra in secchiate d’acqua che arrivano da ogni parte.
Ero in bicicletta e qualunque riparo sarebbe stato insufficiente, inutile.
Pioggia in faccia, pioggia sulle dita che stringevano il manubrio intirizzite, pioggia sui pantaloni che si appiccicavano alle gambe.
La strada era ancora lunga.
Ero appena partita e già rivoli d’acqua scendevano fastidiosi dietro il collo, lungo la schiena, dentro la maglia, freddi.
La pioggia negli occhi restringeva il campo visivo allo stretto necessario per non finire al centro della carreggiata invasa dall’acqua, i capelli appiccicati alla fronte, zuppi.

Tutta quell’acqua inaspettata e inevitabile risveglia la gioia bambina dei piedi pieni nelle pozzanghere d’infanzia.
È divertente.
La pioggia mi scioglie il trucco in rivoli neri lungo le guance.
Le scarpe sono gonfie d’acqua, quando mi fermo ai semafori appoggio a terra piedi fradici e galleggianti. Non c’è nulla di asciutto, ormai, ma non c’è nemmeno nulla più di fastidioso: mi sono arresa all'acqua, pedalo e sono acqua, pedalo senza accorgermene, rido del riso semplice che viene col solletico.
All’ennesimo semaforo lo sguardo mi si appoggia sulla tettoia di un negozio a bordo strada: lì, sotto quel riparo comunque inadatto rispetto al diluvio, c’è un capannello di persone , alcuni con la bicicletta a mano. Certi mi guardano allibiti, certi condiscendenti;  la differenza tra stare sotto la tettoia e bagnarsi lo stesso, ma con disappunto o timore, e stare direttamente dentro la pioggia, spontanea e divertita.
Pedalo via, col mio trucco sciolto, zuppa di gioia fino al midollo.

Il Viaggio vero è quello che porta alla propria natura.
Si cammina, con passo affannato e pesante a volte, a volte leggero e, all'improvviso, dietro un angolo, ci si imbatte in noi stessi.
Noi stessi, mica quello che abbiamo immaginato di essere o che vorremmo gli altri vedano in noi!
La nostra faccia vera, ripulita dalla biacca, dal trucco di scena che, magari senza saperlo o senza ricordarne i motivi, abbiamo tenuto per anni.
Prima di vederla, andava bene così: perché affaticarsi? Perché mettersi in Viaggio?
Perché pedalare sotto la pioggia?
Eppure è bastato permettere anche una sola volta uno sguardo sotto i trucchi, e viene la voglia irresistibile di togliere le maschere che il tempo e l'abitudine ci hanno incollato addosso.
Allora, l'unica possibilità è uscire da sotto la tettoia, mettersi in cammino, continuare a pedalare.

Lo Yoga è un Viaggio.
Un Viaggio personale che però si può condividere: ciascuno avrà il proprio passo, ciascuno avrà un modo di guardarsi specifico, ciascuno troverà quello che può o deve incontrare, ma a volte è bello muoversi insieme ad altre persone in cammino.


*immagine di Chema Madoz

I Viaggi


Lo Yoga è un Viaggio.
Un Viaggio personale che però si può condividere: ciascuno di noi avrà il proprio passo, ciascuno avrà un modo specifico di guardarsi e di guardare, ciascuno troverà quello che può o deve incontrare, ma a volte è bello muoversi insieme ad altre persone in cammino.

Ecco due tappe di questo viaggio speciale, che vogliamo condividere.

Nella prima, dal 4 al 10 agosto, a Sorrento, impareremo a “Cavalcare la tigre delle emozioni”.
Cavalcare la tigre significa fare i conti con quelle emozioni, la rabbia, ad esempio, la paura, che spesso ci portano ad agire e pensare in maniera eccessiva, incomprensibile anche a noi stessi.
“Fare amicizia” con le emozioni non vuol dire affatto combatterle o controllarle, ma imparare a “stare” in quello che c’è, momento per momento, con consapevolezza, per saper accettare noi stessi e, di conseguenza, anche gli altri.
Ecco che le tecniche dello Yoga, posizioni (asana), gli esercizi di respirazione (pranayama) e di concentrazione con il suono (mantra), insieme a strumenti di espressione più “convenzionali”, ci accompagneranno per far emergere ciò che, a volte, nemmeno sappiamo di essere. Per ritrovarci, al termine di questa porzione di cammino che avremo condiviso, più integri e completi.

La seconda tappa del Viaggio, dall'11 al 18 agosto sulle colline che danno sul mare delle Marche, sarà un’ulteriore occasione di ricerca, per imparare a “Volare sulle ali dell’Intuizione”.
Infatti, se i sensi sono " le porte della percezione", lo Yoga ci offre le chiavi per aprirle ed entrare, con la grazia del danzatore, nel mondo incantato dell’autentica conoscenza di noi stessi.
Allora impareremo a riconoscere i diversi effetti delle percezioni sensoriali sul nostro corpo e sui nostri stati d'animo, con sessioni di lavoro corporeo anche a coppie, usando le tecniche che lo Yoga ci ha trasmesso e giocando con alcune manzie (tecniche di divinazione), apprenderemo a vedere al di là della vista, ascoltare oltre l’udito, gustare, toccare, annusare più in là di quello che i nostri sensi ci suggeriscono per arrivare alla percezione dell’insieme, il “sesto senso”, al magico momento in cui il lampo dell’Intuizione ci illumina.

Buon viaggio a tutti!

*immagine di Duy Huynh

martedì 31 gennaio 2012

(metterci) la faccia

“Taglia”, dico.


Nuda e cruda, la voglio.
La verità.
L’autenticità.
Glielo dico che ho ancora lo shampoo addosso, mentre mi lava i capelli. “Quanto?”
“Molto”.
Ci sono specchi dappertutto, qui dentro: le donne controllano il risultato del suo lavoro, sembra che si guardino con gli occhi della gente fuori dalla vetrata del negozio, di chi cammina sul marciapiede. Io mi guardo coi miei occhi, solo quelli, tanto anche se volessi non ci riuscirei a mettermi fuori, sul marciapiede, e osservarmi da lì.
Voglio la mia faccia, i lineamenti del viso, così come sono. E se il mondo deve guardarmi, che possa vedermi dritto, senza cornici.

Quand’ero piccola, mia mamma mi pettinava.
Aveva sempre fretta, era di corsa.
Mi prendeva, e mi pettinava. Con quei pettini, non so se esitano ancora perché non ne ho più visti, quei pettini con denti larghi da un lato e più stretti dall’altro, fatti apposta per sciogliere i nodi piano, con dolcezza, prima i più grossi, poi i più piccini.
Solo che lei aveva fretta, e non faceva piano.
Solo che io sono riccia.
Chi ha capelli ricci mi capisce di sicuro: venire pettinata era una tortura. Mi colavano lacrime lungo le guance, fino al mento e io non sapevo trattenerle.
Era il momento peggiore della giornata.

“Perché non ti pettini? Non ti metti in ordine?”
I boccoli scuri mi incorniciano il viso, sempre stralunati. Me li taglio da sola, che tanto sono ricci e nessuno si accorge se sono irregolari.
“I capelli ricci non si pettinano, mamma”.
Imperterrita, ogni volta che mi vede, la prima cosa che dice mentre sono ancora sulla porta è sempre quella.
“Perché non ti pettini?”. Lo ripete come un mantra.
Ripenso alla bimba con le lacrime lungo le guance e mi arrendo: te lo devo proprio dimostrare, perché non mi pettino.
Così vado nel suo bagno e cerco il pettine. Ovviamente lo trovo, i tempi sono cambiati e adesso ha solo denti a distanze omogenee.
Lo prendo e piano, dolcemente, mi pettino. Passo i ricci uno alla volta, con cura.
Ci vuol pazienza, quando arrivo alla nuca ho le braccia stanche e pesanti.
“Il pranzo si raffredda! Cosa combini?!”
Arrivo a tavola coi capelli pettinati e l’aria trionfante di chi ha corretto un errore antico.
“Oddio, ma che hai fatto?”.
Eccomi appena uscita dal tunnel del vento, la testa completamente elettrizzata, pettinata e vittoriosa: ho finalmente messo la parola fine ad anni e anni della stessa domanda, reiterata, ripetuta, ribattuta, una goccia cinese eterna, sicura come la notte dopo il tramonto.
Quello che da bambina non sapevo fare.

Abhaya Mudra - il Sigillo che scaccia la paura

Un punto importante da comprendere è che il  Mudra che vi racconto oggi,  non scaccia la causa della paura , bensì dissolve la paura-pa...