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venerdì 6 settembre 2019

Dove arrivano le radici (ovvero ritiri Yoga, spalle e feedback)

Feedback e divertimento ai Ritiri Yoga 2019 - KeYoga
I ritiri Yoga  sono momenti dell'anno che amo tantissimo: condividere giornate intere, silenzi densi, percorsi tosti conditi da risate e magnate è divertente, intenso, mi mette nel frullatore, mi fa crescere, e mi restano consapevolezze che prima non avevo. 
Avrò condotto almeno una trentina di ritiri, ormai, e ogni volta è una sorpresa, ogni volta è differente, ogni volta è interessante.
La cosa che preferisco è la possibilità di conoscere meglio le singole persone.
La seconda cosa che preferisco è sapere come crescono i semini che sono stati piantati durante il ritiro: i famosi feedback.
La terza cosa che preferisco è il senso  di pace e gratitudine che mi resta per la partecipazione e le condivisioni.

Silvia Ferro pratica Yoga da quando era bimba, ha sguardo pulito, punti di vista sempre originali e la disponibilità a fare esperienze e mettersi in gioco di chi ama la vita e se la mangia con gusto, a prescindere.
Si è 'buttata' a seguire due ritiri uno dietro l'altro conoscendomi appena e fidandosi del suo intuito: ecco la sua esperienza!

'La sensazione più bella è stata il giorno del rientro a Padova.
In realtà mi sono presa una notte ed una mattinata in più, perché se lo meritavano! Erano da godere!
Guidavo felice, sapendo che sarei arrivata direttamente in ufficio con ancora la macchina carica di valigie, ma sorridevo e mi sentivo più ampliata.
Sì! 
Avevo una specie di guscio morbido ma potente che percepivo soprattutto sulle spalle e sul dorso.

Il mio desiderio è di poter sentire sempre questo guscio, questo strato energetico, questa me esterna, anche quest'inverno, quando sarò nel pieno della mia routine. Perciò proverò a coltivarlo, a non dimenticarmene mai.

Mi hanno fatto sentire parte di un tutto ed avere la conferma, talvolta purtroppo necessaria, che ci può essere comunione con l'altro. So che c'è anche di più, ma non lo riesco ad esprimere a parole. O forse lo sto ancora assimilando ed arriverà più chiaro più avanti.

Quindi, cara Laura, io ti ringrazio tanto, per come sei, per come insegni, per come sorridi, per quello che trasmetti, di quello che hai studiato e coltivato negli anni e di quello che hai di tuo innato.'

sabato 29 settembre 2018

Mudra: ovvero, le mani sanno tutto (prima parte)

Mudra Yoga, KeYoga, Laura Voltolina
ph Riccardo Ciriello
Sbarchi dall’altra parte del mondo, India del Sud; in solitaria, e in India non c’eri mai stata.
La prima volta che hai visto quel gesto, quel movimento lì, eri ancora in aeroporto.
L’avevi capito dall’incipit che sarebbe stato un viaggio interessante: hai subito sbagliato coda all’immigrazione e, anziché con gli stranieri, ti sei accorta troppo tardi di essere in quella dedicata agli indiani, perciò  hai trascorso tutta l’ora buona che c’è voluta per arrivare a mostrare il tuo visto nuovo di zecca sperando che al desk non decidessero di mandarti a rifare la coda dalla parte corretta.
Al tuo turno l’addetto ti guarda, ondeggiando la testa a destra e sinistra.
Pensi caspita, nemmeno il tempo di sbarcare e già sono nei guai, perché ti è immediatamente chiaro che, qualsiasi cosa significhi, quel gesto lì, non promette niente di buono; invece lui ti ha piazzato il timbro sul passaporto e via, sei uscita.
Hai pensato che l’addetto avesse il Parkinson.
Quando hai visto che anche l’usciere della guest house, la cameriera del ristorante e l’omino che vendeva banane al chiosco ambulante oscillavano la testa, hai sospettato che potesse essere qualcosa di diverso da un’epidemia di Parkinson.
È un modo di assentire, ringraziare, riconoscere che sei lì, presente, stare nel ritmo delle parole che si dicono e che si ascoltano. 
È una comunicazione gestuale.
Che poi sono italiana e proprio noi italiani, con la gestualità, abbiamo un rapporto che definirei privilegiato.
Non solo movimenti della testa, ma delle mani, le mani soprattutto: sono la nostra specialità.
Gesticolare fa parte integrante nostro modo di sentire, e di comunicare
Proprio come in India.

Proprio come nell’arte
Una delle raffigurazioni pittoriche super antiche che preferisco si trova in una grotta in Argentina e risale a una cifra di anni fa - e mai ‘cifra’ è stato più adatto. Indovinate cos’hanno rappresentato, quegli autori paleolitici?
Esatto, mani. 
Una foresta di mani, oltretutto, che toglie il fiato da quant’è bella.
Importanza delle mani fin dalla preistoria, Mudra Yoga
Cuevas de las  manos - Argentina

Nei dipinti, negli affreschi, nelle icone a tema religioso, nei mosaici, nelle sculture, insomma in qualsiasi raffigurazione soprattutto a tema religioso, la rappresentazione delle mani ha un significato preciso: le mani sanno tutto, insomma.
In India queste posizioni delle mani, delle dita, dei piedi, degli occhi, della testa, della lingua, si chiamano Mudra, che significa "sigillo" o "gesto simbolico”.
Sono fondamentali nella danza classica (bharatanatyam, kathakali), nel teatro, nella raffigurazione delle divinità rappresentate nei templi, che siano induisti o buddisti.
Anche nello Yoga ci sono i Mudra.
Avete presente quelle immagini che ritraggono solitamente una fanciulla, seduta a gambe incrociate con i pollici e gli indici delle mani che toccano formando due piccoli cerchi? Foto così vengono utilizzate per venderci di tutto, dallo yogurt a un viaggio in Sicilia.
Ecco ad esempio quel gesto lì delle mani, quello è un Mudra; nello specifico si tratta del sigillo detto della consapevolezza (cit) o della conoscenza (jnana).
Nello Yoga, i Mudra sono potenziati: alla forza del messaggio simbolico, si unisce l’energia derivante dalla chiusura dei ‘circuiti elettrici’ dei canali energetici.
Sono uno strumento formidabile per la meditazione e per la salute.
Pronti a sperimentare?

Qui tratteremo degli Hasta Mudra, che sono i Mudra delle Mani.
Prima di iniziare 
Un aspetto veramente importante nei Mudra delle mani, spessissimo trascurato, è che ciascuno trovi la propria 'qualità di pressione', perché se premiamo troppo le dita tra loro percepiamo la forza brutalmente muscolare, e ci perdiamo la sensazione sottile della chiusura dei circuiti energetici; va da sé che se la pressione è troppo labile, ci perdiamo ugualmente le percezioni sottili.
L’invito, in questa pratica potente e così semplice da poter apparire banale, è sempre di trovare il proprio, personale, ‘tocco’.

Un altro elemento fondamentale, lo esplicito anche se  ovvio, è che quasi tutti i Mudra delle mani si praticano seduti, o in piedi: trattandosi di ‘ascolto sottile’ è necessario che la posizione, seduti a terra, su un cuscino, su una sedia, in piedi...qualsiasi essa sia, sia ‘felice’, ci faccia sentire bene: perché che razza di ascolto profondo può esserci se stiamo soffrendo per dolori atroci alle articolazioni, al dorso, e ci sentiamo infelici?

Quindi: postura felice e...via! 
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Le Mani sanno tutto #3 - Prithvi Mudra 
Le Mani sanno tutto # - Ganesha Mudra
Abhaya Mudra - il sigillo che scaccia la paura

venerdì 25 agosto 2017

Flessibilità, sostegno e altre avventure (della Colonna Vertebrale)

Colonna Vertebrale, ritiro Yoga, KeYoga
[Laura Magni è una giovane ricercatrice, una scienziata creativa, una yogini attenta e sono sempre felicissima quando si iscrive ai ritiri Yoga. Perché 'lavorare' con persone che si mettono in gioco e si autorizzano a 'sentire' e a seguire le percezioni è una grande ricchezza e , forse, uno dei motivi per cui insegno Yoga.

Questo piccolo ma efficacissimo feedback si riferisce a questo ritiro QUI]

Ti voglio ringraziare molto per questi giorni, per questo approccio al Corpo che mi (e ci) hai permesso di esplorare, così non forzato e allo stesso tempo estremamente presente
Stamattina nella mia pratica il piacere ha sostituito lo sforzo e la fluidità del Corpo ha risuonato lungo tutta la colonna, in ogni cellula

Il giorno dopo il ritiro è per me il più ricco, per la mia crescita, perché è come se durante la notte, e nel partire e tornare alla realtà più quotidiana, i microaggiustamenti e la forma dei cambiamenti trovino il posto nel Corpo, si facciano spazio e si adagino..si integrino, direi.
Pronta per continuare con questo sentire più esaltato e un contatto più integrato! 
A presto cara, incredibile Laura.
L. Magni

sabato 8 luglio 2017

Essere Corpo - ovvero la prospettiva del Corpo, i Guru e la luna piena (di luglio)

Oggi è luna piena.
È luglio e, dunque, l'ardita osservazione è che si tratti della luna piena di luglio.
La luna piena di luglio in India è una luna piena speciale e vabbé che, come mi ha fatto notare un amico ieri sera, l'India è innegabilmente dall’altra parte del mondo, ma resta pur sempre terra natia dello Yoga (nonché, per me, luogo dell’anima e un poco mi si è spaccato il cuore quando, alla chiusura della stagione dei corsi settimanali, con occhi grandi di entusiasmo mi si è chiesto ‘allora, vai in India quest’estate?’, perché no, non ci vado. C’ho alcuni bellissimi ritiri fino a settembre, per fortuna: mi consoleranno), comunque dicevo in India è la Luna Piena dei Guru: d’ora innanzi Guru Purnima.
E questa festa può avere un significato denso anche per noi, da questa parte del mondo: perché Guru Purnima è dedicata agli insegnanti; Gu-ru: ovvero chi rimuove ‘gu’, l’oscurità e porta ‘ru’, la luce.

Quelli che ci hanno cambiato la vita.
Quelli che hanno creduto in noi, che hanno dedicato la propria generosità a condividere la loro visione, perché poi noi potessimo trovare la nostra strada, il nostro Guru interiore, che alla fin fine, sia detto, è l’unico che veramente conta.
Guru Purnima è una festa dedicata nello specifico a un veggente che adoro: si chiama Vyasa, secondo la tradizione ci ha tramandato veramente un sacco di cose bellissime e, soprattutto, ha dettato il Mahabharata a Ganesha (QUI la prima parte della storia di Ganesha e, col suo aiuto, magari a breve avrò modo di scrivere la fine di quella storia lì e, se proprio mi assiste, anche le vicende che lo hanno portato a collaborare con Vyasa per la stesura del Mahabharata, appunto), che è il mio poema epico preferitissimo.
Insomma, Vyasa è il mio eroe e non si può proprio evitare di pensarlo quando arriva Guru Purnima.

Oltretutto alcuni giorni fa, per una serie di coincidenze che mi hanno colta di sorpresa mentre organizzavo tutt’altro nel weekend incipiente, ho trascorso alcune ore a Venezia, tra un vaporetto e l’altro, assieme a Gabriella Cella, la maestra con la quale ho studiato per quattro anni. 
E certamente lei, a suo tempo, ha creduto in me quando ero molto giovane (e nemmeno davo garanzie, vista l’età, gli studi all’università e un precariato lavorativo - per l’epoca - incredibile, di portare a termine la scuola, dato che 4 anni possono essere lunghi e tosti per chiunque).
A distanza di tanto tempo, stare assieme su quei vaporetti ci ha lasciato una grande gioia e l'innegabile sensazione di essere sempre state vicine, a prescindere.
Insomma di Guru Purnima dovevo proprio scrivere, ecco, perché una festività dedicata a chi  ci ha aiutato a crescere ha qualcosa di generoso e forte e vorrei che anche qui ci fosse una festa ufficiale dedicata ai maestri di ogni latitudine.

Il Guru vero, autentico, infallibile, viene evocato dal lavoro coi maestri che ci hanno trovati, ed è interiore.
L’intuito che ci indica la direzione, l’istinto che ci guida nelle scelte.
La luce che brilla dentro.
Per svelarla, beh, ci sono sì, i maestri in carne e ossa.
Ci sono anche le persone ‘sbagliate’, gli incontri che avremmo preferito non accadessero, gli eventi e gli ostacoli che ci hanno permesso di modellarci, di trovare energie nascoste in pieghe insospettate dell’anima.

Proprio oggi, e proprio per onorare i Guru tutti, mi viene da consigliare una lettura.
È un libro che amo, è un testo svelto, scorrevole, scritto in forma di domande e risposte, in capitoli che (se siete pigri oppure curiosi) non serve nemmeno leggere di seguito.
Si chiama Essere Corpo, Tea Edizioni.
L’autore è Jader Tolja, anche lui mio insegnante, di Anatomia Esperienziale.
Parole agili che forniscono punti di vista ‘incarnati’, ché il Corpo è il vero Guru.
Essere Corpo è un viaggio attraverso gli aspetti della vita quotidiana, dal vestirsi al nutrirsi, all’abitare, al muoversi, all’allenarsi, alla salute e perfino alla spiritualità...tutto dal punto di vista del Corpo e della  sua consapevolezza.
A parte le persone che sono abituate a quello che viene chiamato ‘approccio somatico’ e a chi ha già lavorato, ad esempio, con me nello Yoga, che sicuramente troveranno conferme e spunti intelligenti, questo libro farebbe bene anche e soprattutto a chi considera 'corpo' come 'quella parte che sta appesa sotto la testa'.
Come ben sappiamo, queste persone sono la maggioranza.

giovedì 16 febbraio 2017

Hai mica detto 'forza'?


KeYoga - Intelligenza del Corpo

Certe volte capitano email così: quando succede, mi si riempie la giornata di luce e di gratitudine per la generosità verso chi condivide, con te e con gli altri, il proprio punto di vista, la propria rielaborazione di un percorso fatto assieme (nello specifico, questo QUI). Perché, in fondo, il senso di un lavoro sta, anche e soprattutto, nella condivisione.

Trovare la forza vera
quella che non è fatica
che casomai possiamo chiamare energia
che non è 'la nostra' ma che ci connette con qualcosa di più ampio, più completo.
Ho ritrovato le  tue parole e le ho dette a modo mio.
Ti volevo ringraziare per questa esperienza, te e le persone che ho incontrato.
Quando ero a Padova il clima invernale e la conseguente penuria di luce mi avevano fatto pensare che sarebbe stato difficile collegarmi col flusso, col presente in continuità. 
Uno stato di benessere mi ha guidata, pervasa, anche quando ho lasciato la città.
Ho avuto il timore di smarrirlo, il flusso, ma no: mi accompagna.  
E, tornata a casa, ho avuto la meravigliosa sorpresa di percepire una nuova luce che, pian piano, allontana l'inverno.
A presto, 
Silvana Salsedo

sabato 15 ottobre 2016

L'Onda lunga della Luna (e dello Yoga)


Luna, Yoga per la Donna, Laura Voltolina

Ai tempi, beh, c'era pochino, in giro.
Le informazioni dovevi proprio andartele a cercare; le esperienze le facevi tutte sulla tua pelle (che, poi, le esperienze si facciano sempre e solo sulla propria pelle, per definizione, è una inevitabilità che ho constatato proprio in questa ricerca).

Quando ho elaborato per la prima volta – dopo una vita di studio e sperimentazione personale –il percorso della Luna nel Pozzo, dedicato all'espressione del Femminile Corporeo fuori dai condizionamenti, non potevo che sviluppare qualcosa di autentico e originale, dunque.
Anni dopo, sbam!, mille proposte, mille idee, mille attività.
Ti piovono proprio addosso.
Questo mi fa piacere, per me è bellissimo assistere all’allargarsi dell’interesse in un tema che ho così visceralmente a cuore.

Un po’ come lo Yoga: 16 anni fa l’affermazione ‘insegno Yoga’ generava, quando andava bene, sguardi vacui o contriti ‘non arrivo a toccarmi la punta dei piedi’ , quando andava male, l’immancabile ‘ah, fai lo Yogurt?’.
Adesso la reazione, quasi sempre, è ‘che stile di Yoga?’ [al netto della constatazione che  il mondo dello Yoga, negli ultimi tempi, richiama in effetti il circo (acrobati, maghi, clown e adorabili animali per ora domestici ma chissà, diamo tempo al tempo), il che innesca spesso e volentieri rabbiose polemiche interne, reazioni spazientite nei praticanti di lunga data e confusione in tutti gli altri.  Personalmente, polemizzare su ‘il mio stile è più yogico del tuo/di tutti gli altri’, o il tristemente immarcescibile ‘il mio maestro è migliore del tuo/di tutti gli altri’ – prodotti dell’inconfessato ‘io sono migliore (ovvero temo di essere peggiore) di te’ - mi pare un’inutile spreco di energie e, sotto sotto, testimonia un bel dispiegamento egoico, invisibile soltanto a chi, nella polemica, affonda].
Di fatto io trovo irresistibile che la disciplina cui dedico la mia vita e il mio lavoro sia diffusa e conosciuta. Non posso farci nulla, mi vengono su sorrisi più che espressioni accigliate o sospirati ‘Shiva, dammi la forza’...

venerdì 9 ottobre 2015

una parola bellissima

tenersi per mano, Yoga, corsi Yoga, KeYoga, Laura Voltolina
a chi 'è la prima volta ma mi butto' e quel sincero entusiasmo, ancora ingiustificato, è un'onore,

a chi 'sono dieci anni, c'è mica un premio?' perché (ormai) sa benissimo che sono io a sentirmi premiata dalla bellezza della loro presenza, 

a chi 'non vedo l'ora di ricominciare' e non sa quanto mi è mancato, 

a chi 'e se faccio figuracce?' e dopo cinque minuti si è scordato i dubbi e sta in una concentrazione che nemmeno un monaco zen,

a chi 'è tanto tempo che non pratico' e dopo cinque minuti ha occhi bambini e il viso di chi ha ritrovato qualcosa di fondamentale,

a chi 'non so cosa riesco a fare stasera, eh, che non ho ancora finito le terapie per quel vecchio/recente trauma' e poi nemmeno si accorge della fluidità dei movimenti,

a chi arriva in anticipo per un abbraccio e quattro chiacchiere e si accorge che anche altre dieci persone hanno pensato la stessa cosa e si sta lì a raccontarsi, da vecchi amici,

a chi arriva in ritardo in punta dei piedi ma viene lo stesso, e si accorge che non disturba affatto, 

a chi ha aspettato fuori da una porta recante il cartello 'gruppo Yoga: aspettare qui', in rispettoso silenzio, per mezz'ora, finché l'insegnante, ignara del cartello e a lezione già ampiamente iniziata, è andata a chiudere la porta e li ha trovati lì, coi tappetini arrotolati sotto il braccio, e, svelata la commedia degli errori, col gruppo intero, la lezione è iniziata per davvero.

perché guidare la pratica di Yoga con voi, nei corsi, nei seminari, nei ritiri, nelle individuali è una gioia senza tempo, e giusto stamattina qualcuno mi ha fatto notare che sono tantissimi anni che insegno, e ancora esco dalle lezioni con voi migliore di com'ero quando sono entrata.
e questo è un lusso prezioso più di ogni altro: qualcosa che mi sembra così enorme da non starci dentro, in quella parola lì, che però è anche una parola bellissima: grazie.

(e, sì, riprendere la giostra dei corsi e dei workshops mi ha resa sentimentale. non preoccupatevi, non è contagioso)

mercoledì 29 aprile 2015

Cambiare Vita - ovvero una Yogini su Legalcommunity

KeYoga, Laura Voltolina, insegnante Yoga, Cambiare Vita
disclaimer: con lo Yoga me la cavo, con la
tecnologia ho (ampi) margini di miglioramento.
Quindi non sono riuscita a raddrizzare
la foto per il blog.  Nella foto: il tavolo quando era
in progress 
Antonella Jannelli è sensibile e appassionata; fa la freelance nel mondo del giornalismo, a tema legale e non, e contribuisce a rendere il mondo un posto migliore collaborando con alcune ONG del no profit. 
Sul numero 34 del marzo scorso della rivista Legalcommunity è stata pubblicata l'intervista che Antonella mi ha fatto, all'interno della rubrica, tutta sua, dal titolo "Cambiare vita"; e per capire cosa ci fa una yogini all'interno di una rivista che si occupa di temi legali, è meglio leggerla...

DA ASPIRANTE MAGISTRATO A FONDATRICE DI KEYOGA
Dal diritto allo Yoga.
Il passo non è breve, ma è quello che ha compiuto Laura Voltolina, 
Laureata in giurisprudenza, ha lavorato come formatore e, successivamente, nell'area consulenza di una della più grandi multinazionali del settore.
Poi ha deciso di utilizzare le sue capacità e il suo bagaglio professionale per creare una nuova attività, l'associazione KeYoga (keyoga.it), di cui è fondatrice e anima.
Quando ci apre la porta, si vedono libri ovunque.
Libri di viaggi, filosofia, cultura orientale.
Libri studiati, sottolineati, vissuti, condivisi o ancora da leggere.
Solo un gruppo sfugge a questo caos creativo, organizzato in quattro solide colonne: codici e manuali di diritto sono stati cristallizzati, per sempre, da un cocktail di colle viniliche e industriali, e sorreggono il suo nuovo piano di lavoro.

In qualche modo ha voluto che il diritto continuasse a far parte della sua vita, anche se cristallizzato per sempre. Perché?
Provengo da una famiglia di commercialisti, rigorosi e precisi, molto poco emotivi e indulgenti a idee non convenzionali o non strettamente legate al concreto.
Quando, a 18 anni, dichiarai di volermi iscrivere a Filosofia, scese il gelo.
Tre mesi dopo mi convinsi che, in fondo, avrei potuto realizzare i miei sogni anche studiando Giurisprudenza.
Quali erano le sue motivazioni da studente di legge?
Erano da poco stati uccisi Falcone e Borsellino e nell'aria si respirava il desiderio di agire, di rimettere le cose a posto. Per me diventare magistrato significava acquisire gli strumenti per intervenire nella vita delle persone, per migliorare la realtà.
Cosa le è stato utile per la sua vita successiva?
In primo luogo, un certo rigore e organizzazione. Oggi gestisco un'attività mia e, naturalmente, è importante programmare efficacemente tutto, inclusi risultati economici e adempimenti amministrativi.
E poi?
L'abitudine ad analizzare quello che vedo. "Dubitare sempre e verificare sempre", mi dicevano, insegnandomi che le cose vanno cercate con curiosità, determinazione e buonsenso.
Ancora oggi il buonsenso è una delle mie chiavi interpretative, anche quando costruisco percorsi Yoga per i miei allievi.
Come ha deciso di seguire una nuova strada?
Prima della laurea ho iniziato a praticare Yoga e, poco dopo, sono stata ammessa in un'importante scuola quadriennale per insegnanti Yoga, impegnativa quasi quanto l'università. La sera e nei weekend insegnavo e, di giorno, proseguivo il mio iniziale percorso professionale. Poi, cinque anni fa, do deciso che era il momento di dedicarmi totalmente alla mia passione.
Come si vede ora?
Spettinata e contenta di esserlo.

mercoledì 18 marzo 2015

scoprirsi fluidi

Il Corpo Fluido: seminario Yoga con Laura Voltolina, KeYoga"Dopo il seminario ho pensato spesso alla fluidità e a quanto siamo liquidi dentro, nel vero senso della parola. 
Il cervello è sospeso nel liquido cerebrospinale (e mi piace pensare che anche i nostri pensieri siano immersi-sommersi) .. i liquidi dell'occhio ci permettono di vedere ... i liquidi delle orecchie di sentire e stare in equilibrio...

Pensandomi come un corpo fluido, le asana - specialmente quelle di equilibrio - sono non tanto più facili, quanto più lineari e unite

E più lente, perché ho sempre la tendenza a correre, anche verso il compimento dell'asana perfetta
Esploro meglio il limite, che non è più una linea netta e marcata ma diventa uno spazio sfumato che si muove e che puoi seguire e, sempre lentamente, spostare. Tipo una pennellata di acquerello, per rimanere in tema.

Ma anche i pensieri cambiano, se mi concentro sulla loro fluidità. 

Per un individuo con Vata molto squilibrato come me, il pensiero è aereo, veloce, quasi a raffica, spesso estenuante. 
Trasformando i pensieri in acqua, o semplicemente immergendoli nel liquido del cervello, si placano da soli e diventano silenziosi, come succede ai suoni quando ti immergi in acqua con tutta la testa. 

Sicuramente la fluidità ora fa maggiormente parte della mia pratica; del resto, non ho mai cercato di raggiungere la perfezione assoluta ma solamente la "mia" asana perfetta. Quella che non mi fa male, che potrei tenere a lungo senza affaticarmi e che mi permette di respirarci dentro con un respiro fluido. Se mi accorgo che non respiro, allora è il segnale che devo fare (fluidamente) un piccolo passo indietro.

M.D."

giovedì 25 settembre 2014

la gente mormora, ovvero rassegna stampa (parte 2 - Percorsi Yoga)

Percorsi Yoga - articolo Laura Voltolina - Insegnare Yoga in contesti speciali
"Percorsi Yoga" è una bellissima rivista tematica, redatta e pubblicata dall'Associazione Nazionale Insegnanti Yoga (YANI). 
Tempo fa mi è stato chiesto un breve scritto, pubblicato nel numero dedicato a "Lo Yoga nelle relazioni di aiuto" del luglio 2014, su alcune mie specifiche (e per me preziosissime) esperienze come insegnante di Yoga.
Eccolo di seguito! 



LO YOGA A MODO TUO
“Te la sentiresti?”, mi chiede.
“Certo! rispondo.
Lei è la psichiatra del Ser.d (Servizio per le dipendenze) dell’ASL e collabora, in particolare, con una Comunità di recupero da dipendenze; la proposta è di insegnare Yoga proprio lì.
A fianco dei corsi “classici” di Yoga per tutti, e oltre a seminari di approfondimento, da un paio d’anni insegno Yoga presso la Comunità San Francesco di Monselice (Padova) a un gruppo di persone in recupero da dipendenze da gioco d’azzardo, alcol e sostanze, che qui vengono seguiti anche nella delicata fase del reinserimento. Il corso di yoga si inserisce nel progetto di tutta l'équipe di sostegno composta da psichiatri, educatori e psicologi: di frequente gli operatori partecipano spontaneamente alle lezioni, lo spirito è stato da subito quello della più completa disponibilità ed è stata la psichiatra stessa a chiedere ai dirigenti della Comunità di introdurre lo Yoga per i residenti.
Da più di tre anni guido anche un corso di Yoga settimanale presso la sede di Padova dell’AISM (Associazione Nazionale Sclerosi Multipla). Visto l’entusiasmo dei partecipanti e i feedback positivi sulla qualità della vita, all’AISM abbiamo tentato di dare maggiore spessore all’esperienza cercando il supporto delle strutture pubbliche per avviare uno studio in merito. Ci abbiamo provato, a suo tempo, contattando il Reparto di Neurologia dell’Ospedale, ma ci fu fatto notare che i medici del reparto erano impegnati in studi finanziati da case farmaceutiche sugli effetti di nuove molecole, e studiare gli effetti dello Yoga non solo non avrebbe goduto dello stesso sostegno economico, ma avrebbe potuto essere in controtendenza rispetto agli interessi in gioco. Le mie considerazioni di seguito sono quindi arricchite dai commenti dei partecipanti più che da evidenze scientifiche, impossibili da recuperare.

E' necessario però rispondere a una domanda implicita: perché scegliere di insegnare Yoga in situazioni così delicate?
Perché credo, visceralmente, che lo Yoga possa davvero essere “per tutti”.
Non avevo dubbi sul fatto che l’esperienza, per entrambi i gruppi, avrebbe potuto essere costruttiva se solo avessi trovato le chiavi giuste per proporre la pratica in modo adatto; ed ero curiosa di scoprire cosa avrei imparato, io, da questi due ambiti, così diversi tra loro, eppure simili per la caratteristica comune di essere speciali.
In fondo,  in ogni classe di Yoga il gruppo è sempre nuovo, anche quando è composto dagli stessi partecipanti. 
Ogni giorno siamo diversi; a guardar bene, siamo diversi ad ogni respiro.
L’opportunità di seguire gruppi speciali permette ancor di più di accarezzare il continuo mutamento della vita.

mercoledì 24 settembre 2014

L'età della crescita, ovvero tre episodi di cambiamento corporeo (episodio 3)

Yoga e cambiamento corporeo, esperienze Yoga, insegnante Yoga, KeYoga
“fortuna che l’età della crescita l’ho passata” 
Lo pensi con gratitudine, chiedendoti che ci fanno così tanti ragazzini suppergiù delle medie, in tram, in piena estate, ché la scuola è finita.

Ti chiamano la memoria a quando c’eri tu, alle medie, e guardandoli sgraziati e allegri ripensi a quella parola strana che ti dicevano i medici all’epoca, e la pronunciavano seri, a volte cupi: scoliosi.
Seguita da un sacco di altre parole e aggettivi, che volevano dire che la tua schiena lunga non la voleva smettere di crescere, andava in fretta, troppo, scappava via, e si stava accartocciando.
A te veniva in mente il proverbio che ripeteva sempre il nonno: chi va piano va sano e va lontano, “… ma cosa corri a fare, schiena, che poi ti schianti?”.
Di crescere, ti dicevano, si smette. 
Se non metti il busto adesso, tra sei mesi sarà troppo tardi, dicevano, ché l’accartoccio mica si può più sistemare, dopo.
Anzi, alcuni volevano operarti lì per lì per correggere la folle corsa della tua schiena.
A te faceva così tanta impressione che ti rifiutavi perfino di immaginartelo.
I più arditi arrivarono a spiegarti, con un disegno che ancora ricordi, che la tua statura un giorno sarebbe poi diminuita, che capita a tutti, è naturale.
Spiegavano che, a un’età che quando si è molto giovani non si riesce proprio a concepire, si inizia a ritirarsi e l’accartoccio allora diventa un nodo marinaio.
A te sembrava di essere il tuo maglione preferito quella volta che era finito nel lavaggio sbagliato, e avresti voluto tirarti fuori dalla lavatrice prima che il programma iniziasse a infeltrirti.

A un certo punto, ricordi bene mentre scendi alla tua fermata, ti sei rifiutata di vedere altri medici.
Di farti operare.
Di mettere il busto.
E ti sei tenuta la diagnosi, pensandoci sempre meno e andando avanti col resto dell’adolescenza.


domenica 20 luglio 2014

la gente mormora, ovvero rassegna stampa (parte 1 - Vivere lo Yoga)

Vivere lo Yoga nel numero 56, in edicola a maggio/giugno 2014

Antonella Malaguti, yogini e giornalista, è un'attenta osservatrice del mondo Yoga e ha la rara capacità di riuscire a descriverlo in modo semplice e accessibile a tutti.

All'interno dell'articolo "Yoga in valigia - vacanze all'insegna del benessere", ha dedicato una particolare attenzione ai nostri percorsi di Yoga d'Estate 2014, al Parco dell'Uccellina.
"Percorsi tra Corpo, Simboli e Miti al Parco dell’Uccellina
A pochi chilometri dalle meravigliose spiagge di Punta Ala, Orbetello e Marina di Grosseto, tra una passeggiata nell’atmosfera antica dei parchi archeologici etruschi di Roselle e Vetulonia e un tuffo nella natura incontaminata delle Terme naturali di Saturnia e Petriolo, c’è la possibilità di regalarsi una vacanza che coniuga l’aspetto tecnico e posturale dello Yoga con l’approfondimento della sfera simbolica.
I seminari si svolgono in un’accogliente agriturismo con piscina, immerso tra gli ulivi.
In ogni percorso, che prevede 7 incontri al mattino e 4 approfondimenti pomeridiani, i temi specifici sono accompagnati dal racconto di un mito o si una storia.
Conduce: Laura Voltolina, diplomata presso l’Accademia Yoga Ratna con Gabriella Cella Al-Chamali, specializzata in integrazione posturale ed esperta di anatomia esperienziale.
Chi lo desidera può ricevere, con costo a parte, trattamenti di riflessologia dei piedi o delle mani, massaggi del viso o lezioni individuali di Yoga e integrazione posturale.

martedì 25 febbraio 2014

Quelli che...il Ponte!




 “Le cose vicine 
e quelle lontane 
sono unite da legami invisibili
F. Thompson

Ecco cosa scrivono coloro che hanno partecipato a questi seminari qui.

"il significato simbolico del titolo di questo seminario, mi ha spinto a partecipare. Durante la pratica insieme, quella domenica, ho sperimentato in maniera molto intensa il  " senso di unione corpo e mente", non so come dirlo meglio, essere un unica cosa (con le mie esperienze di malattia, per lungo tempo, ho sicuramente tenuto separate ciò che veniva dal corpo e ciò che era della mente) e quindi per me è stata una esperienza fondamentale che mi ha dato energia e nuova fiducia
Questa sensazione  è proseguita poi anche nei giorni successivi e riesco a ritrovarla  quando pratico yoga a casa."

"il lavoro [...] mi ha permesso di guardare alcune parti di me, elaborandole ulteriormente, rimanendo tranquilla e lucida."

"ho trovato molto intensa la forza del gruppo di persone che condividevano la pratica"

"il seminario? Devo dirti due effetti: più carica sessuale e più menefreghismoNon male direi... ;) Per il menefreghismo, troppo poco. Ma a me ce ne vorrebbero vagonate!!"

"che viaggio interessante, non me lo aspettavo!
il tempo mi è volato, quando abbiamo concluso mi sono stupita di sapere che erano passate già quattro ore, credevo a malapena ne fosse trascorsa una soltanto."

"ho costruito il mio Ponte sulle mie tensioni interiori, alcune le ho scoperte insieme a te durante la pratica, altre sapevo che c'erano, tensioni e nodi fisici dolorosi che si sono sciolti, proprio come se avessi attraversato un Ponte di cui non conoscevo l'esistenza. Mi sono ritrovata diversa alla fine del seminario e anche nei giorni successivi: mi sento più forte, ho più energia e ho notato che sono più fiduciosa quando mi capita una situazione difficile, che nel passato mi avrebbe mandata nel panico, adesso provo ad attraversarla costruendoci un Ponte sopra e...funziona!"

venerdì 8 novembre 2013

il guru nel menisco


Yoga e consapevolezza corporea, ginocchia, allievi Yoga, KeYoga
il cuore di un cammino di ricerca è la condivisione: le tracce lasciate da altri, magari da luoghi lontani nel tempo e nello spazio, diventano strumenti, incoraggiamenti o consigli per noi, qualcosa di utile nel nostro percorso.
Ringrazio Savina, autrice del testo qui di seguito

[per inciso no, non c'è nessun errore nel titolo del post: 
benché i refusi siano abituali nei miei scritti, e - sia detto per onore di verità - nonostante le riletture e i controlli ortografici automatici (a volte a causa dei controlli automatici), qui non si narrano affatto epiche gesta di ortopedia chirurgica e, dunque, non si tratta del guru del ginocchio. 
in questa storia il guru viene trovato, senza nemmeno averlo cercato per la verità, nel menisco, tutto qui.]

"Cara Nanà, dopo che la risonanza magnetica aveva rilevato il danneggiamento del menisco, tutti i medici mi sconsigliavano l’intervento perché non lo ritenevano necessario, secondo loro bastava rinunciassi alle mie attività fisiche.
Mi sentivo sconfitta e delusa perché non avevo avuto la capacità di fermarmi prima dell’infortunio, quando cioè percepivo la stanchezza e il corpo mi chiedeva di rallentare. Superbamente avevo continuato per essere come gli altri, per non perdermi nulla, ma avevo ottenuto di sentirmi l’ultima della classe, l’allieva che non si ascoltava nonostante gli anni di pratica.
Avevo cercato di andare avanti in qualche modo, di continuare come se niente fosse, ma il continuo dolore fisico ha definitivamente abbattuto ogni mio tentativo di resistenza.
A quel punto dovevo decidere se farmi operare o no, se volevo continuare o rinunciare.

Nanà, lo sai che quando prendo una decisione non la cambio più, ma in quel periodo ho assistito, quasi come fossi una spettatrice, ai miei continui ripensamenti.
Con tenacia mi sono “aggrappata” allo yoga, ma non era facile: certe posizioni non potevo eseguirle e era frustrante, la mente era un subbuglio di pensieri e mi sembrava che tutto perdesse di significato.
Più passava il tempo, più mi innervosiva il mio continuo tentennare riguardo l’intervento, inoltre mi colpevolizzavo per come stavo affrontando il problema.

giovedì 17 ottobre 2013

di abiti e altre amenità - ovvero tre episodi di cambiamento corporeo (episodio 2)


Yoga e cambiamento, Corpo e Yoga, KeYoga, Laura Voltolina"se trattengo il fiato per tutto il matrimonio, potrei anche riuscire a non far saltare le cuciture”, dici, perplessa.         
E' avanti con l’età e sorride, in quel suo salotto pieno di mobili scuri troppo grandi e centrini di pizzo sotto foto in cornice, a decine, di tutte le cerimonie familiari degli ultimi quarantanni, comprese le cresime dei nipoti dei secondi cugini o giù di lì.  Sei appena entrata eppure tutto ti è noto, come se fossi andata a trovare una prozia un po’ matta che vive lontana (invece sei a meno di cinquecento metri da casa tua).


Armeggi in apnea con la lampo per liberarti dalla morsa dell’unico Abito da Cerimonia che possiedi.
“la giacca”, aggiunge lei, ridendo apertamente “non dovrai mica metterla, vero?”

Somiglia davvero alla tua vecchia prozia, forse perché fa la sarta anche lei.
In quel momento sai con sicurezza che conserva diligente i buoni sconto del supermercato, fa dello zabaione buonissimo e troverà magicamente il modo di farti respirare in quello stesso abito che poco prima ti soffocava, frutto di un incauto acquisto di oltre due anni or sono: quella volta era il matrimonio numero tre di una tua amica e tu pensavi non fosse opportuno stare nell’album di nozze con lo stesso abito dei matrimoni numero uno e due.
Avevi deciso un investimento; ci avresti giurato di usarlo, quel vestito, in tutte le numerose occasioni di cui la fantasia aveva improvvisamente farcito la tua vita mondana (che, per la verità, somiglia piuttosto a quella di una novantenne in coma), ché certe spese una non le fa mica a cuor leggero, deve giustificarsele.
Durante l’ultimo, delirante trasloco, eri anche miracolosamente riuscita a conservare il prezioso Abito intatto, riservandogli le cure che si dedicherebbero a un bebé in uno tsunami, per dire. 

Nel tempo, comunque, avevi già notato nei tuoi vestiti l'antipatica tendenza a stringertisi sulle spalle (e tu per vestiti intendi acquisti occasionali strettamente necessari a non insegnare Yoga con maglie bucate).
Davi la colpa alla scarsa qualità del materiale, cavolo, due passaggi in lavatrice e si stringono subito… non che ti sia mai curata chissà quanto dell’abbigliamento e quando l’unica cosa che ti spinge a entrare in un negozio è il prezzo sul tavolo dei rimasugli di fine stagione (di almeno cinque anni prima), la tua logica ti porterebbe a credere che un abito di un buon materiale, quell'Abito, non ti tradirebbe mai, ché la spesa è, sicuramente, valsa la pena.

Per quasi tutte le illusioni arriva il giorno di infrangersi e questa si è frantumata a pochi giorni dalla seconda occasione di indossarlo, a distanza di quasi tre anni dalla prima (e a conferma della scarsa mondanità che ti contraddistingue), quando hai prudentemente pensato di riprovarti l’Abito.

quelli che...l'Universo in Noi!


cosa dice chi c'era a questa settimana di Yoga...

“anche se non mi sembra cambiato nulla qui, sicuramente è cambiato qualcosa in me

“[…] le piantine germogliate dentro di me resistono agli attacchi della consuetudine così come all'inerzia dei nodi della mia personalità; sono però sicuro che la loro sarà una crescita che mi accompagnerà per tutta la vita e che qualche tempesta ogni tanto servirà solo a rinforzarne il fusto”

 “tutto scorre, e scorre meglio. spero solo di poter mantenere questo magico stato di grazia

“[…] riprendere i miei tempi, ritmi, abituarsi allo stretto contatto con gli altri, questi sconosciuti... sono state tutte sensazioni molto piacevoli”

 “mi sono trovata a raccontare ad amici curiosi della mia esperienza e non ho potuto che parlarne con gioia, come una delle vacanze più belle che abbia mai vissuto: seppur semplice, così unica

“ho ritrovato un po' della forza di carattere che mi sembrava di aver perso e la capacità di fare delle cose per me”


 “a volte la vita prende una piega un po' arida, siamo troppo presi dai nostri impegni, spesso futili e che riteniamo così importanti. è un dare il giusto valore alle cose, nell'aridità della nostra vita può nascere sempre qualcosa di rigoglioso e inaspettato

“un aspetto del mio carattere che ho rivalutato e riscoperto durante la vacanza è stato l'amore per la semplicità

“se all'inizio ero un po' diffidente anche solo nel camminare per terra a piedi nudi (aiuto, ci si sporca, ci si fa male...) è bastato davvero poco per riabituarsi a tutto ciò che ci circonda nel modo più naturale possibile

“ho riscoperto anche la tolleranza, andare incontro all'altro

“è stato interessante scoprire insieme come volerci bene, come massaggiare gli organi, come sentire le sensazioni, anche le più minime, del nostro corpo. il corpo ci parla, sempre, e noi dobbiamo ascoltarlo

Abhaya Mudra - il Sigillo che scaccia la paura

Un punto importante da comprendere è che il  Mudra che vi racconto oggi,  non scaccia la causa della paura , bensì dissolve la paura-pa...