martedì 31 gennaio 2012

(metterci) la faccia

“Taglia”, dico.


Nuda e cruda, la voglio.
La verità.
L’autenticità.
Glielo dico che ho ancora lo shampoo addosso, mentre mi lava i capelli. “Quanto?”
“Molto”.
Ci sono specchi dappertutto, qui dentro: le donne controllano il risultato del suo lavoro, sembra che si guardino con gli occhi della gente fuori dalla vetrata del negozio, di chi cammina sul marciapiede. Io mi guardo coi miei occhi, solo quelli, tanto anche se volessi non ci riuscirei a mettermi fuori, sul marciapiede, e osservarmi da lì.
Voglio la mia faccia, i lineamenti del viso, così come sono. E se il mondo deve guardarmi, che possa vedermi dritto, senza cornici.

Quand’ero piccola, mia mamma mi pettinava.
Aveva sempre fretta, era di corsa.
Mi prendeva, e mi pettinava. Con quei pettini, non so se esitano ancora perché non ne ho più visti, quei pettini con denti larghi da un lato e più stretti dall’altro, fatti apposta per sciogliere i nodi piano, con dolcezza, prima i più grossi, poi i più piccini.
Solo che lei aveva fretta, e non faceva piano.
Solo che io sono riccia.
Chi ha capelli ricci mi capisce di sicuro: venire pettinata era una tortura. Mi colavano lacrime lungo le guance, fino al mento e io non sapevo trattenerle.
Era il momento peggiore della giornata.

“Perché non ti pettini? Non ti metti in ordine?”
I boccoli scuri mi incorniciano il viso, sempre stralunati. Me li taglio da sola, che tanto sono ricci e nessuno si accorge se sono irregolari.
“I capelli ricci non si pettinano, mamma”.
Imperterrita, ogni volta che mi vede, la prima cosa che dice mentre sono ancora sulla porta è sempre quella.
“Perché non ti pettini?”. Lo ripete come un mantra.
Ripenso alla bimba con le lacrime lungo le guance e mi arrendo: te lo devo proprio dimostrare, perché non mi pettino.
Così vado nel suo bagno e cerco il pettine. Ovviamente lo trovo, i tempi sono cambiati e adesso ha solo denti a distanze omogenee.
Lo prendo e piano, dolcemente, mi pettino. Passo i ricci uno alla volta, con cura.
Ci vuol pazienza, quando arrivo alla nuca ho le braccia stanche e pesanti.
“Il pranzo si raffredda! Cosa combini?!”
Arrivo a tavola coi capelli pettinati e l’aria trionfante di chi ha corretto un errore antico.
“Oddio, ma che hai fatto?”.
Eccomi appena uscita dal tunnel del vento, la testa completamente elettrizzata, pettinata e vittoriosa: ho finalmente messo la parola fine ad anni e anni della stessa domanda, reiterata, ripetuta, ribattuta, una goccia cinese eterna, sicura come la notte dopo il tramonto.
Quello che da bambina non sapevo fare.

venerdì 30 dicembre 2011

uscita (fuga?)



"Gatto del Cheshire - chiese Alice - mi diresti per favore che strada devo prendere per andarmene di qui?"

"Dipende molto da dove vuoi andare" rispose il Gatto.


"Non mi importa molto il dove", disse Alice.


"Allora non importa quale strada prendi" rispose il Gatto.

Attraverso lo specchio - Lewis Carroll

sabato 24 dicembre 2011

tutto cambia


"ciò che è cambiato ieri
di nuovo cambierà domani
così come cambio io
in questa terra lontana"

mercedes sosa
(il resto della canzone è qui)

vigilia di Natale.
un anno fa era vigilia d'India.
e ora la nostalgia d'India è perfino assenza di quello zaino sempre troppo ingombrabte o del rumore assordante, continuo, che toglieva fiato e pensieri, ovunque (tranne che sulla montagna, ovvio).

mancanza che è diventata altro: oggi, la mia India è qui.


venerdì 23 dicembre 2011

tutto scorre


grazie, antonella.

"ho fatto un giro in cerca di risposte. 
è difficile essere giusti, nei confronti di se stessi e degli altri, vivere una vita giusta. 
il tempo è sempre troppo poco, anche se a volte sembra passare lento e inutile. 
il giorno in cui non ci sarà più tempo non vorrei guardarmi indietro e rendermi conto di avere sprecato quello a mia disposizione.
per questo ho paura di sbagliare.
non sono le cose grandi a fare grande la vita, spesso sono i momenti piccoli, gli stati inafferrabili in cui si è in armonia. 
quando non c’è differenza tra divino e umano.
ho così tante domande e non sempre dico tutto quello che vorrei dire. 
la paura mi frena, anche se mi piacerebbe aprire le porte e lasciare fluire parole e anima. 
ma ho paura e non sono così sicura di voler affrontare altre ere post-atomiche.
in un modo o nell’altro cerchiamo tutti la stessa cosa. 
vite diverse, modi e pensieri diversi nel tentativo estremo di essere riconosciuti e accettati, di essere amati per quello che siamo, con le nostre carenze, mancanze, contraddizioni, incapacità e paure.
semplice, così tanto da sembrare utopistico, ingenuo e infantile.
però è tutto lì.
se gettassimo le nostre maschere e dichiarassimo a noi stessi quello che vogliamo, se non avessimo pudore nel dimostrare ciò che siamo, se non avessimo bisogno di mettere il brutto nel bello per schermarci, se smettessimo di mostrare i denti per avvisare l’altro che siamo in grado di fare male, se riuscissimo ad abbattere i confini che abbiamo fissato, saremmo più liberi e più forti perché non avremmo più bisogno di fingerci tali.
ognuno racconta a se stesso le bugie che più gli sono funzionali, che meglio si adattano a  un’immagine autorassicurante di se stesso. 
nel tempo queste bugie inconsapevoli diventano insostenibili e per essere raccontate richiedono sempre più energia e rabbia, provocando dolore. Il rischio è la realizzazione del nostro personaggio a discapito della persona.
ogni limitazione al proprio bisogno di amore, soprattutto se imposta dall’interno a salvaguardia dell’armatura che goffamente ci fa andare avanti, è una condanna all’insoddisfazione, alla solitudine profonda e all’infelicità.
ogni atteggiamento fittizio, acquisito, pensato, premeditato, cinico, consapevole o meno che sia, è uno spreco di tempo e di vita, una deviazione dalla propria realizzazione di essere umano.
siamo fluidi come l’acqua che si espande naturalmente ovunque, siamo uniti agli altri, nati per condividere, per scorrere liberi e crescere."

venerdì 4 febbraio 2011

donne di saggezza

Piero della Francesca, Polittico della Misericordia, particolare. Sansepolcro, Museo Civico

"ti guarda dritto in faccia.
è forte, ha fiducia in se stessa, non è affatto compiacente  e nemmeno arrabbiata.
lì c'è amore, c'è compassione, c'è dignità.
è una Signora potente."


Tenzin Palmo, Cave in the snow




solo una donna speciale, che incarna la ricerca spirituale al femminile, avrebbe potuto descriverla così.


grazie alle parole di Tenzin Palmo e, soprattutto, grazie ad Ivana, che le ha guidate nelle mie mani.


martedì 14 dicembre 2010

la nostra più grande paura


La nostra paura più grande non è di essere inadeguati. 
La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura.


È la nostra Luce, non la nostra Ombra, ciò che più ci spaventa.
Ci domandiamo: chi sono io per essere brillante, splendido, ricco di talento, favoloso?
In realtà, chi siamo, noi, per non esserlo?
Siamo figli di Dio. Renderci piccoli non serve al Mondo.
Non vi è nulla di illuminante nel rimpicciolirsi perché gli altri attorno a noi non si sentano insicuri. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non è soltanto in alcuni di noi; è in tutti.
Facendo brillare la nostra Luce, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso.
Mentre noi ci liberiamo della nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.



Marianne Williamson


venerdì 10 dicembre 2010

mito dei miti: Nuwa, la dea Serpentessa


Amo le storie.
Amo, soprattutto, le storie che mettono l'inizio in parole, il "mito dei miti", per la particolare tenerezza che innesca scoprire come è stata vista la nascita del cosmo. 
Questa versione in particolare del mito dei miti è una delle mie preferite.
Sarà che amo i racconti con le Dee.
Sarà che la protagonista è una dea metà serpente e, come alcuni sanno, le Serepentesse mi sono particolarmente simpatiche.
Sarà che la mia naturale inclinazione al disordine mi porta ad ammirare chi, come la dea Nuwa, crea ordinando e (ri)ordinando protegge. 

Capita spesso, infatti, nei miti dei miti, che lo stato di partenza sia un gran minestrone di cielo e terra, un caos di indefinitezza, elementi totalmente mescolati, compenetrati, senza definizioni né confini. Di solito, a un certo punto qualcuno decide di separarli.
In questa storia la decisione di accendere l'interruttore dell'Universo viene presa proprio da Nuwa, dal corpo serpentino: si mette d'impegno e piazza delle belle colonne a sostenere la volta cosmica per staccare il cielo dalla terra, mette ordine nell'indifferenziato, crea il mondo e lo riempie. 
E all'inizio è una gran fatica! Ma vinta l'inerzia e messo in moto il mondo, tutto diventa più leggero e divertente: montagne, laghi, fiumi, mari, animali le vengono di getto, facilmente. 
E giocando si sorprende a guardare la propria immagine, riflessa su uno specchio d'acqua...Nuwa, che per fortuna del genere umano non è Narciso, anziché cascarci (dentro), decide di riprodurre quello che ha visto e che l'ha così colpita, usando l'argilla del fondo limaccioso. 
In questo modo lieve crea uomini e donne, e regala alle proprie creature due gambe, adatte a muoverle in quel mondo nuovo di zecca.
insegna loro a riprodursi, per popolarlo, che il nuovo mondo è vasto.


Abhaya Mudra - il Sigillo che scaccia la paura

Un punto importante da comprendere è che il  Mudra che vi racconto oggi,  non scaccia la causa della paura , bensì dissolve la paura-pa...