mercoledì 17 aprile 2013

7 consigli per insegnare Yoga in una città di provincia e rimanere (forse) sani di mente - parte prima

“Voglio fare quello che hai fatto tu”- ha gli occhi lucidi di entusiasmo - “voglio una vita come la tua”.
La guardo, e il mio sguardo implora pietà.
Lei, implacabile, continua: - “Voglio insegnare Yoga, e vivere insegnando Yoga”.
Lasciarmi senza parole non è facile, ma lei c’è riuscita.
Nessuno vorrebbe davvero una vita come quella di qualcun altro, giusto?!?

“Wow! bellissimo!” è la prima reazione di chi scopre che insegno Yoga.
Un attimo di esitazione e arriva l’immancabile: - “Sì, ma…qual è il tuo lavoro vero?”.
Frequentemente seguito da: - "E quante ore lavori, a settimana?"
La verità è che studio, pratico, insegno moltissimo ma non lo penso come “lavoro”, ho uno stile di vita monacale eppure mi sveglio con un canto nel cuore, pensando “che fortuna, insegno Yoga! che fortuna, aver incontrato lo Yoga!”.
Devo essere pazza.

Negli ultimi tempi mi è spesso capitato che persone che condividevano la pratica con me (un modo per dire “allievi”; ho un problema con quella parola. "Allievo" implica che ci sia un’insegnante. Ma chi insegna e chi impara da chi? Beh, questo è uno dei punti di questi post) mi abbiano comunicato di voler seguire un corso insegnanti Yoga, cercando consigli per orientarsi nella ridda di offerte più o meno variopinte che popolano il web.
Ancora più frequentemente succede che aspiranti insegnanti Yoga che non conosco affatto mi scrivano chiedendo suggerimenti, incoraggiamento, lumi…
Deve essere una pazzia contagiosa.

Insegno Yoga da circa tredici anni, e che qualcuno chieda/condivida un’intenzione di vita con me, è un onore che mi commuove.  
Sia detto questo.
Ma non è tutto solo rose, fiori e Chakra.
Sia detto anche questo.
E in ogni caso ci sono cose per cui nessun corso ti preparerà: quindi, ecco la mia storia.

1. QUALE CORSO INSEGNANTI?
Lo confesso, ho frequentato un corso insegnanti.
E sono grata ogni giorno che passa alla mia Maestra per avermi accolta, benché fossi un’universitaria squattrinata e non dessi alcuna garanzia di cambiare idea a metà corso, tantomeno di riuscire a pagare le rate di iscrizione (diversamente dai molti altri aspiranti i cui cv stavano a pile su una scrivania, rimasti esclusi da quella tornata di papabili frequentanti della sua scuola). 
Le sono grata per aver condiviso il suo percorso con grande generosità e per avermi sempre incoraggiata ad essere creativa e autentica, nella pratica dello Yoga e nella Vita.
Ma non avevo alcuna intenzione di insegnare Yoga, quando l’ho iniziato: volevo solo “di più” e “più approfondito” di quella cosa lì, che per me era lo Yoga, e fare il suo corso insegnanti mi sembrava un buon modo per averla; grazieaddio, lei fu dello stesso avviso.
Per la cronaca, si tratta di una scuola quadriennale. 
Ci sono corsi insegnanti di un mese, di due anni. 
Pochi arrivano a quattro, in effetti.
Se avessi cercato una scuola al solo scopo di procurarmi un qualsiasi diploma di insegnante Yoga, ne avrei scelta una più breve e vicina, naturalmente.

La motivazione personale è la prima cosa importante: cerca di capire se ti stai buttando in un corso insegnanti solo perché ti ha convinto una pubblicità.
Soprattutto se si tratta di un corso che dura anni, perché la spinta che ti porta a impiegare i tuoi weekend, le tue energie e il tuo denaro può scemare, se non hai ben chiaro perché lo stai facendo.
A me è capitato di innamorarmi del Tantra, e questo ha cambiato la mia Vita; ci sono persone che attraversano oceani e continenti perché sentono la spinta fondamentale verso un determinato insegnante/stile/scuola (degli stili di Yoga non si parlerà, in questi post, è bene avvisare).
Ci sono persone che comprendono, altrettanto visceralmente, di volere un diploma e basta: se la molla è questa, vai nella scuola sotto casa, impara quello che devi e prendi il diploma che ti serve.
Ascoltarsi dalle viscere e seguire il proprio istinto con lucidità e chiarezza è Yoga, anche quando si cerca di scegliere il corso insegnanti più adatto a noi.
Quello che conta davvero è il proprio cammino personale.

mercoledì 3 aprile 2013

quelli che..."Il Fiume"

se un'esperienza non ti cambia la vita, almeno un po', è ancora un'esperienza?
se non fa venire a galla percezioni, sensazioni, porzioni di sé poco conosciute o addirittura inesplorate, se non aiuta a scoprirci diversi, se non ci trasforma, che esperienza è? 

chi decide di dedicare il tempo di una mattinata domenicale praticando Yoga ad un seminario anziché, che so, poltrire a letto o  farsi una bella gita in montagna,   segue, se non proprio un'urgenza, almeno una curiosità: esplorarsi.

ecco i feedback dei partecipanti al seminario "Il Fiume" a Padova e a Torino; come sempre, anche io partecipo mettendo la mia curiosità di me stessa e degli universi altrui, e le mie considerazioni sono mescolate alla gratitudine indicibile per coloro che, con la propria disponibilità a mettersi in gioco, mi permettono quest'esperienza.

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