mi piace tanto stare nei suoi passi, nella sua dimensione senza spazio, nella consapevolezza estrema che lascia solo punti di riferimento interni.
non gli importa "dove", gli importa "come": questa è la terra che lo orienta nel suo viaggiare.
allora penso che, in effetti, anche io ce l'ho, una terra che conduce le mie latitudini.
grazie a quella terra visibile mi permetto il lusso di perdermi, di togliere "certezze" (sennò diventano gabbie), ché il "come" è davvero più importante del "dove".
la terra che mi orienta sono le persone che amo e che mi amano; sono le "viscere" che ho imparato ad ascoltare in maniera sempre più imprescindibile nello Yoga; è viaggiare la Vita con la fiducia, cieca come solo la vera fiducia può essere, che in fondo la Vita ha sempre, sempre ragione, quando è facile e quando è faticosa, quando è leggera e quando tutto sembra bloccarsi.
appoggio lo sguardo lungo l'argine del fiume che passa vicino alla casa in cui vivo ora e mi aspetto di vedere la figura rossa del "walker", immobile nel suo viaggiare.



