venerdì 22 marzo 2013

latitudine senza terra?


Walker (Tsai Ming-liang, 2012) from vanslon on Vimeo.

mi piace tanto stare nei suoi passi, nella sua dimensione senza spazio, nella consapevolezza estrema che lascia solo punti di riferimento interni.
non gli importa "dove", gli importa "come": questa è la terra che lo orienta nel suo viaggiare.

allora penso che, in effetti, anche io ce l'ho, una terra che conduce le mie latitudini.
grazie a quella terra visibile mi permetto il lusso di perdermi, di togliere "certezze" (sennò diventano gabbie), ché il "come" è davvero più importante del "dove".
la terra che mi orienta sono le persone che amo e che mi amano; sono le "viscere" che ho imparato ad ascoltare in maniera sempre più imprescindibile nello Yoga; è viaggiare la Vita con la fiducia, cieca come solo la vera fiducia può essere, che in fondo la Vita ha sempre, sempre ragione, quando è facile e quando è faticosa, quando è leggera e quando tutto sembra bloccarsi.

appoggio lo sguardo lungo l'argine del fiume che passa vicino alla casa in cui vivo ora e mi aspetto di vedere la figura rossa del "walker", immobile nel suo viaggiare.

martedì 19 marzo 2013

perdersi


"perdersi è l'unico modo per trovare un posto che sia introvabile. altrimenti chiunque saprebbe dove trovarlo" 

è la frase di un blockbuster, poco intellettuale, uno di quei film che ti riempiono gli occhi e svuotano il cervello.
a volte ci sono più verità in un dialogo de "Pirati dei Caraibi" che in tonnellate di chiacchiere filosofiche.

mercoledì 20 febbraio 2013

le babbucce di Abu Kassem (ovvero a volte ritornano)


Questa storia inizia a Bagdad.
Non la Bagdad di oggi, tristemente sventrata da anni di guerra, ma quella delle Mille e una notte, crocevia di piste che attraversano il deserto, la città più grande e ricca del tempo.
In questa città da favola vive Abu Kassem.
è un mercante, Abu Kassem, un ricchissimo mercante tirchio: Paperon de’ Paperoni in salsa mediorientale.
Emblema della sua leggendaria taccagneria sono le sue babbucce vecchie, sporche, logore e rattoppate, riconoscibili da chiunque tra mille altre. Perfino il più cencioso dei mendicanti si vergognerebbe di andare in giro con quegli orrori ai piedi!
Quando gli si fa notare quanto siano malridotte le sue babbucce, Abu Kassem risponde, invariabilmente, che non si butta via qualcosa solo perché un po’ lisa.

Questa storia inizia a Bagdad, dicevo, nel giorno in cui Abu Kassem conclude l’affare della sua vita: compra da un mercante fallito una partita di boccette di cristallo e una gran quantità di preziosissimo olio di rosa: prevede guadagni enormi dalla vendita delle singole ampolle riempite di olio.
Decide allora di festeggiare; l’usanza di Bagdad vorrebbe che chi conclude un buon affare offra un banchetto a tutti gli amici ma Abu Kassem non ci pensa nemmeno, a far mangiare della gente a ufo sulle sue spalle!
Festeggia allora concedendosi un bel bagno nei bagni pubblici più lussuosi della città.
Nello spogliatoio comune incontra un conoscente che lo canzona per quelle schifezze che porta ancora ai piedi e che sono la barzelletta della città; incurante delle beffe, Abu Kassem lascia lì le inconfondibili babbucce e se ne va a fare le sue abluzioni.
Quando rientra in spogliatoio, sbarbato e rilassato, meraviglia!
Al posto delle sue vecchie e consunte babbucce ce n’è un altro paio: nuove, profumate, bellissime.
Abu Kassem pensa subito a un regalo di qualcuno, magari proprio del conoscente che lo ha canzonato poco prima, o a un misterioso ammiratore del suo genio negli affari.
Felice come una Pasqua, si infila senza un pensiero quelle belle babbucce nuove e se ne va a casa, fischiettando.

venerdì 15 febbraio 2013

quelli che "Lo Specchio"


"...siamo tutti felici, se solo lo sapessimo..."


se fossi (ancora) più ingenua, crederei che preparare e guidare un workshop sia una cosa diversa dal partecipare; crederei che l'insegnante/facilitatore sia "fuori" dal gruppo; crederei candidamente che chi guida sappia tutto quello che succederà.
invece (per fortuna) non è così.
invece anche io faccio parte del gruppo ai seminari, agli incontri, alle lezioni, ai residenziali, e certo come ciascuno ho il mio punto di vista speciale, ma "faccio", insieme agli altri, insieme al gruppo.
partecipo fino in fondo, anche io.
quindi tra i feedback dei partecipanti al seminario "Lo Specchio" del novembre scorso ci sono anche i miei...

tra l'altro 'sta cosa degli insegnanti che non fanno, che non partecipano, che non stanno nel gruppo ma che guidano da fuori francamente non mi ha mai convinta fino in fondo. 

io non ci sono mica mai riuscita: diversamente avrei cambiato mestiere.


martedì 20 novembre 2012

oggi non è un altro giorno


 «È una marmellata ottima», disse la regina.

«Tanto oggi non ne voglio.»

«Anche se tu ne avessi voluta, non avresti potuto averne», ribatté la regina. «La regola è marmellata domani e marmellata ieri, ma non marmellata oggi.

«Ma prima o poi ci potrà essere marmellata oggi!», obiettò Alice.
«No, replicò la Regina. «La marmellata c'è negli altri giorni; e oggi non è un altro giorno, come dovresti sapere.»


                                                       * L. Carroll "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò"


lunedì 27 agosto 2012

pericolose, sagge e selvagge


"Per tutte le figlie e le anziane donne,
prova vivente che l'anima, 
nonostante le denigrazioni culturali affermino il contrario, nonostante le delusioni d'amore, nonostante le scelte sbagliate, nonostante gli scontri e le ferite...
che l'anima torna ancora a vivere, ancora.

Per tutte le figlie e le anziane donne, che da tempo siano convinte o da poco abbiano avuto l'illuminazione, 
che nonostante le pecche, nonostante l'ego blateri il contrario, 
la saggezza è infusa nel loro corpo e nella loro anima dalla nascita,
e rappresenta sia la loro eredità dorata sia la loro scintilla d'oro.

Per tutte le figlie e le anziane donne che stanno costruendo le credenziali che più hanno importanza: la prova che una donna è come un grande albero che, grazie alla sua capacità di muoversi invece che rimanere immobile, può sopravvivere alle tempeste e ai pericoli più terribili, e rimanere ancora in piedi;
e ritrovare ancora il suo modo di ondeggiare nel vento, di continuare la danza.

Per tutte le figlie che stanno imparando, che hanno appena iniziato o sono già a buon punto, a diventare normalmente maestose come sono chiamate ad essere. Che è tanto. Tanto. Tanto.

Per loro, per tutti noi
possiamo tutti 
essere più profondi e fiorire,
creare dalle ceneri,
proteggere quelle arti, idee e speranze
cui non possiamo permettere di scomparire
dalla faccia di questa terra.
Per tutto questo, possiamo vivere a lungo 
e amarci l'un l'altro,
giovani da vecchi 
e vecchi da giovani
per sempre.

Clarissa Pinkola Estes, "La danza delle Grandi Madri"

*immagine di  Vladimir Tolman

Abhaya Mudra - il Sigillo che scaccia la paura

Un punto importante da comprendere è che il  Mudra che vi racconto oggi,  non scaccia la causa della paura , bensì dissolve la paura-pa...