giovedì 8 dicembre 2016

Serpenti (ovvero della Coscienza)

Il serpente scuote 
i suoi diamanti in acqua
e ciò che amiamo 
brilla e gioca con noi 


Il serpente scuote 
i suoi diamanti in acqua
e ciò che amiamo
brilla e scorre via 


Il serpente scuote 
i suoi diamanti in acqua
H. Dull
- L’hai visto se il serpente ce l’aveva, la testa triangolare?
- Ma se sono scappato subito!
- Sì, ma la forma della testa? Prova a far mente locale...Zio Google dice che, se non era triangolare, è solo una biscia.
- Non lo so, non mi ricordo...
- Comunque qui dice che in questa regione, statisticamente, ci sono poche vipere.
- ...
- Che sono gli unici serpenti velenosi in Italia. Lo dice Internet, eh.
- ...

L’ultima volta che mi è capitato ero in campagna e un serpente (la forma della cui testa, per onor di cronaca, è rimasta ignota), nascosto dentro un vecchio fienile, è balenato un nanosecondo nell’aprire il portone di legno.

Un guizzo appena, si è immediatamente dileguato.
La volta precedente, invece, l’incontro era stato forzato da un ragazzino indiano che mi aveva scoperchiato sotto il naso un apparentemente innocuo cesto in vimini, sbattendomi faccia a faccia con un povero cobra nero, arrotolato lì dentro. ‘Povero’ sono riuscita a pensarlo sopravvivendo a svariati infarti, dopo aver ingiunto al ragazzino di non azzardarsi mai più, che l’aorta non mi avrebbe retto altri cobra improvvisi, vivi dormienti o che.

Me le ricordo tutte, le volte in cui ho incontrato serpenti.
Mi delude rimanerne, sempre, leggermente spaventata (il breve episodio col cobra non rientra affatto nella categoria dei ‘leggermente’, è chiaro). 
Incolpo la mia vita di cittadina che, animali domestici a parte, incrocia giusto piccioni e nutrie, ma so che c’è ben altro, riguardo ai serpenti.
Loro, mi fregano sempre.
Animali (e simboli) potentissimi, hanno su di me un fascino totale eppure, quando li incontro, mi fregano: rimango senza fiato, con questa curiosità che arriva quella frazione di secondo troppo tardi, quando ormai il serpente se n’è andato.

Il mistero che sottendono è lì, esattamente dentro quel turbamento.
Resto di stucco, ogni volta.

Non sono sola, nel turbamento. 

Perché i serpenti sono misteriosi, affascinanti e spaventosi per l’umanità intera, da sempre: le storie che li riguardano esistono ovunque, nelle mitologie, nei racconti, nelle fiabe, nei folclori.
E  siccome le idee, quelle eterne e preziose, sono nelle reti tessute dai racconti e l’essenza di una storia antica arriva, trasversale ai secoli, incredibilmente dritta e precisa a parlarci esattamente di noi, qui ed adesso, è ripensando soprattutto a quei (poveri) cobra arrotolati nei vimini dei ragazzini a Varanasi che voglio raccontare i Naga: meravigliosi esseri semidivini, metà umani e metà serpenti, nell’Oriente più lontano.


Forti e bellissimi, hanno molti superpoteri: possono cambiare forma diventando completamente umani (o serpenti), il loro veleno è mortifero, hanno l’elisir dell’immortalità e il dono della guarigione.
Portano una gemma incastonata al centro della testa (sulla cui forma, triangolare o meno, nessuno ovviamente si interroga) che è la panacea universale per curare qualsiasi malanno. 
Questi gioielli permettono ai Naga di illuminare e sondare la profondità più oscura e impenetrabile.
Popolano un regno subacqueo, incantato e meraviglioso, la cui capitale sotterranea, Bhogavati, significa ‘incantevole’ ed è governata dal Naga Vasuki, di cui abbiamo narrato QUI.
Gli abitanti vivono in  spettacolari palazzi costruiti con pietre preziose.
Sono i guardiani dei tesori  - oggetti dai poteri magici - nascosti in fondo agli oceani, ai laghi, ai fiumi; portano la pioggia, sono la fertilità.


I Naga, dalle profondità ctonie dell’inconscio, sono la memoria più antica e arcaica e anche la nostra consapevolezza più radicata, più immediata. 
Più potente.
Quest'ambiguità, questo potere: come potrebbero non lasciar sgomenti?


La saggezza è radicata in loro, fin dall’origine, dato che discendono dal veggente Kasyapa, uno dei rishi, i saggi delle origini, profondi conoscitori delle leggi degli Universi, temuti (e dunque tenuti in grande considerazione) dagli stessi Dei.
Chi non desidera bellezza, ricchezza e saggezza? Ci sono vere e proprie dinastie regali in India e Indocina che fanno risalire il proprio sangue nobile dall’unione antica tra un essere umano e una Nagini, una serpentessa.

La storia che meglio racconta l’eternità arcaica, fluida e acquatica dei Naga è quella di Ananta.
E non è nemmeno una storia: è un’immagine.
Nell’oceano di prima dell’inizio, senza sponde né fondo, galleggia il dio dormiente.
È Visnu, il Conservatore della Vita, ma dorme e dunque non sa nulla: dell’oceano, della vita, di se stesso.
Nulla esiste, ancora: c’è solo il sonno del dio addormentato.
L’unica creatura sveglia, e dunque l’unica esistente, in quell’eternità prima della coscienza, è Sesha/ Ananta, il Naga, il serpente cosmico dalle mille teste.
Infatti il dio galleggia coricato sul corpo del serpentone; mille teste vegliano il suo sonno.
Un’immagine perenne come solo può esserlo un tempo la cui misura non esiste.
L’inizio accade.
Un suono, un ritmo: un tamburo.
È Shiva, il Distruttore, che danza la sua danza cosmica.
Nasce il tempo.
Il battito.
Il respiro.
Ananta sente la vibrazione, corre un fremito tra le sue spire, sveglia il dio addormentato e, in quel preciso istante, dall’ombelico di Visnu esce un fiore di loto.
Il fiore si schiude e al suo centro ecco Brahma, il dio dell’Inizio, con 4 volti rivolti alle 4 direzioni cardinali principali.
Nasce lo spazio.
In un istante, l’eternità diventa tempo, spazio, coscienza.
L’universo ha inizio così.
La nostra vita, ha inizio così.
Ciò che resterà, dopo che quest’universo nuovo di zecca verrà consumato, sarà Sesha/Ananta, il serpente: Sesha significa  “la rimanenza”; l’altro suo nome, Ananta, significa infinito.
La rimanenza infinita, l’arcaica saggezza, che ci porta a nascere, infinite volte, ad ogni respiro, ogni giorno, ogni vita.

Quest’immagine mi lascia senza fiato.
Mi fregano sempre, i serpenti...

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