mercoledì 19 giugno 2013

in principio furono i piedi, ovvero tre episodi di cambiamento corporeo (episodio 1)


a Natale 2010 sei partita per l’India da sola e un po’ alla cieca, senza lo straccio di un piano vero e con il solo bagaglio a mano: uno zaino quasi esclusivamente stipato di medicinali omeopatici, allopatici, antibiotici per qualsiasi evenienza, il resto che servirà lo troverai in loco, meglio viaggiare leggera, hai pensato, chiedendoti con quanto sforzo “conservare in luogo fresco e asciutto, temperatura massima 18°C” si sarebbe adattato al clima locale di quell’ultimo lembo di terra indiana prima dell’oceano.
Tra le pochissime concessioni ad elementi estranei alla sfera farmacologica ci sono i tuoi storici sandali rasoterra allacciati alla caviglia.
avevi previsto medicinali per ogni sorta di probabile o improbabile attacco al tuo sistema immunitario, ma non avevi previsto che i sandali sarebbero stati scomodi da togliere e rimettere decine di volte al giorno, a entrare e uscire da templi, negozi, ashram e via dicendo.
Non lo sapevi proprio (anche per via dell’assenza di un piano vero e di informazioni basilari) che, strada a parte, in quell’angolo all’estremo Sud dell’India saresti andata in giro scalza.

Come nel civile nord Europa, che quando si entra in casa ci si tolgono subito le scarpe, anche se non sei a casa tua e hai i buchi nei calzini.
Non ci avevi pensato, eppure nella tua italianissima casa costringi gli amici di passaggio (lo faresti anche con l’idraulico e l’elettricista se avessi il coraggio di chiederglielo) a togliersi le scarpe all’ingresso, offrendo in cambio l’obliqua comodità di pantofole-per-gli-ospiti comprate in saldo a un euro il paio e che loro trovano, giustamente, inquietanti, d’inverno, o cantando le meraviglie della libertà dei piedi scalzi, d’estate.
Insomma, dallo sbarco in poi trascorri un tempo che valuti eccessivo ad allacciare e slacciare la fibbia degli storici sandaletti che dall’altra parte del mondo ti sembravano comodissimi ma qui ti diventano odiosi, minando la cifra di praticità essenziale dell’intero viaggio.
Dopo la mezz’ora più lunga della tua vita su un motorino indiano insieme a due amici (se non si supera il plurale di almeno una cifra, a bordo di un mezzo qualsiasi, è chiaramente uno spreco maleducatissimo) incontrati proprio quel giorno, durante la quale avete attraversato la città e siete arrivati, inspiegabilmente illesi ma con (tuo) indiscutibile incanutimento precoce (la nonchalance degli altri passeggeri ti lascerebbe basita, se avessi fiato per notarla), alle bancarelle ai piedi del tempio, decidi di procedere all’acquisto di un paio di infradito.
Indiane, in pura plastica che il venditore continua a cercare di convincerti essere pelle e, dopo un po’, inizi perfino a credergli o almeno fingi di farlo perché in India è così, per sopravvivere essenziale e pratica a un certo punto devi tagliare corto nelle contrattazioni.
Tanto vincono loro comunque.
Ti provi il tuo numero, 38 e mezzo (“toh, guarda, anche in India hanno le mezze misure!”) ma facciamo 39 ché qua camminerai parecchio e l’ultima cosa che vuoi è dover ricorrere ai medicinali (che trasporti in giro a spalla pronta ad incoraggiare, nel temutissimo momento del confronto decisivo, i tuoi pallidi e occidentali globuli bianchi rispetto ai nerboruti batteri virus e altre amenità subtropicali che popolano la tua fantasia) per curarti le piaghe infette che certamente ti martorierebbero i piedi.
Il 39 ti è piccolo, però.
Invece il 40 indiano ti calza a pennello, e a te sembra di aver capito come gira da queste parti.

sabato 1 giugno 2013

l'amore al tempo delle divinità - seconda parte (Kamadeva)



avatar” (parecchio prima di essere un film) è il termine usato per indicare le manifestazioni salvifiche di una divinità nel mondo e Visnu è, per contratto, quello della Trimurti (la Trinità indiana composta da Brahma, l'Iniziatore della Vita, Vishnu il Conservatore della VIta, Shiva il Distruttore) il più gettonato ad apparire ogni volta che un Universo sta per collassare anzitempo. 
vista la vocazione, è naturale che sia lui a seguire  pazientemente Shiva nella sua danza selvaggia e disperata.
ogni volta che può, Visnu taglia un pezzo del corpo senza vita di Sati: spera che, quando Shiva si ritroverà senza il cadavere tra le braccia, si fermerà, finalmente, e allora la Dea potrà rinascere.
così sulla terra cade una pioggia di parti della Dea (52, per alcuni 108, comunque un bel po'), e i luoghi in cui cadono, lungi dall'essere il raccapricciante teatro di una scena splatter, saranno invece per sempre sacri e benedetti dalla Dea.
[comunque non sono solo le Dee a venire affettate: infatti l’episodio della Dea fatta a pezzi ricorda da vicino un’altra storia, quella “mediterranea” di Iside e Osiride, solo che lì è il Dio, Osiride, a venir e ucciso smembrato in 14 parti (numero associato ai cicli lunari: il tempo che la luna ci mette a crescere e calare), creando altrettanti luoghi sacri].
quando Shiva si accorge che il corpo di Sati non c’è più, si toglie dal mondo ben deciso a non tornarci, sprofondando in meditazione nei reconditi meandri di un picco montuoso. 

in India, però, niente è eterno,  nemmeno la morte:  la Dea rinasce.
stavolta da re Himavat (l’Hymalaya), con il nome di Parvati, che infatti vuol dire montagna.
e di nuovo dimostra fin dall’infanzia una vera e propria fissazione per Shiva. lo prega in continuazione, ne adora l’immagine come le ragazzine di un  tempo veneravano i poster con le effigi dei cantanti dell’epoca (mi accorgo – sic! – solo ora che ignoro se gli adolescenti contemporanei conservino quest’usanza vetusta o se l’abbiano sostituita con altro…).
qui entra in gioco uno dei rishi, che sono i saggi coi superpoteri: si chiama Narada.
per una serie di circostanze (che naturalmente stanno dentro un’altra storia), Narada è destinato a viaggiare senza tregua tra i vari mondi. una sera lo trovi a cena con Visnu e Lakshmi, la mattina dopo se ne sta sulle rive del Gange in compagnia dei bramini…non solo Narada sa il fatto suo, ma è anche sempre informatissimo sulle ultime novità dei tre mondi.
nel suo girovagare, arriva sull'Himalaya e predice a Parvati e ai suoi genitori che la fanciulla è la predestinata compagna di Shiva; stavolta il padre della Dea è contento della notizia e, benché si sappia che Shiva è pietrificato dal dolore e non degni di uno sguardo non dico le donne, ma nessuno al mondo, Himavat decide di accompagnare Parvati presso il Dio.
infatti, combinazione!, Shiva per il suo ritiro ha scelto proprio una delle montagne che stanno nel regno di Himavat, e siccome il re fa in modo che la sua meditazione non venga mai turbata, Shiva ricambia la gentilezza accogliendo la richiesta che Parvati rimanga presso di lui per servirlo.
anche se Shiva acconsente, non gli scappa un’occhiata a questa bellissima fanciulla, e tantomeno si accorge che in lei, in Parvati, Sati ha ripreso vita. 
vedendo che Parvati veniva accompagnata alla montagna di Shiva, l'ansia dei deva si era placata, solo per lasciare nuovamente posto alla disperazione: la meditazione del Dio è troppo profonda, non si riesce proprio a riportarlo nel mondo.

tra i deva c’è Kama, il dio del desiderio [siamo abituati a conoscerlo come Eros].
è un bellissimo giovane, armato di arco e frecce fiorite, dalla mira infallibile e dal risultato certo: chiunque venga colpito dai suoi strali, cede al desiderio.
proprio chiunque, ci è cascato anche Brahma che lo ha generato (tanto per cambiare, questa è un’altra storia).
è l'unico che può accelerare le cose, così i deva lo convincono a intervenire.
Kama parte insieme alla sua inseparabile compagna Rati, la passione,  e per questa missione  si fa accompagnare anche da Vasant, la primavera.
così, sul quel picco montano gelido e lontano dai clamori del mondo, improvvisamente è tutto un fiorire, cinguettare e soffiar di zefiri che già da solo scioglierebbe anche il cuore più freddo.
Shiva però non muove un muscolo da eoni, e continua a restare sprofondato in meditazione.
in questa cornice leziosa e propizia, Kama scocca sicuro il suo dardo e colpisce Shiva, esattamente nel momento in cui Parvati gli si trova davanti.
i deva si sono precipitati a spiare la scena, nascosti dalla vegetazione.
tutti trattengono il fiato. 
Kama, Rati, Vasant, Parvati, i deva
Shiva apre un occhio, uno solo, il terzo occhio al centro della fronte.
finalmente si è mosso!
ma lo sguardo del terzo occhio di Shiva incenerisce, all'istante, Kama, che lo ha disturbato.
tutti si disperano. 
i deva che non vedono vie d'uscita alla sconfitta da parte di Tarakasura. Rati che, incredula, raccoglie le ceneri dell’amato.


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