venerdì 27 ottobre 2017

Il figlio del monsone - Ganesha (seconda parte)

[prima parte QUI]
D'altronde, come diceva una mia saggia antenata, c'è sempre (almeno) una soluzione, e Shiva lo sa bene!
Ordina ai suoi attendenti, I Gana, di andare a cercare una testa per sostituire quella decapitata al fanciullo.

Nella versione più diffusa del mito si narra  che i Ganapresi dall'affanno di obbedire all'istante, portassero a Shiva la testa della prima creatura incontrata: un elefante, appunto, dato che Shiva è uno che può permettersi di ordinare una testa, così, senza specifiche...

La versione che preferisco io, invece, è quella in cui Nandi, il toro bianco cavalcatura di Shiva, vaga coscienziosamente per i tre universi perché non basta una testa qualsiasi, deve trovarne una adatta a stare sul corpo del figlio di Parvati!
Ed è quando incontra Airavata, l’elefante emerso all’inizio dei tempi dal frullamento dell’oceano di latte [un'altra storia, raccontata QUI] che la ricerca ha termine: Airavata non è mica un elefante qualsiasi, infatti. 
Non solo è nato dall’oceano cosmico di prima dell’inizio, quindi è blasonato, ma aveva il compito di portare l’acqua dal sottosuolo al cielo, dove Indra, che per l'appunto è il dio del cielo, l’avrebbe fatta piovere sulla terra.
La testa di Airavata conferisce a Ganesha la connotazione di abbondanza e fertilità che lo caratterizza, e forse per questo è la versione che mi piace di più. Per questo, e perché adoro quando i miti si incrociano...

Solo quando Ganesha è completo, con la testa dell’elefante - che sia Airavata o un elefante qualsiasi - sul corpo di fanciullo, che diventa a tutti gli effetti il figlio del monsone.
Così, Vinayaka diventa Ganesha, nato-due-volte, completo, integrando le energie di Parvati, la Dea che lo ha creato, e di Shiva, il Dio che lo ha ri-creato.
La sua cavalcatura è - come sa bene la signora di quell’internet café a Varanasi - un topolino: i topolini si intrufolano ovunque, sono incontrollabili, non conoscono ostacoli.
Esattamente come Ganesha.

IL PUNTO DI VISTA DEGLI OSTACOLI
Ganesha significa ‘leader dei Gana’, che sono gli attendenti di Shiva, gli squatters del monte Kailash [descritti QUI].
Non fanno del male, ma fanno paura, tanta paura: mettono alla prova, noi e il nostro coraggio. 
Ma Ganesha è Vinayaka, e i Vinayaka sono un gruppo di demoni molesti che creano difficoltà: insomma Ganesha, a dispetto del suo aspetto tenerone e gentile, del suo ventre tondo e dell’atteggiamento innocuo, è un’energia potentissima!
Infatti è colui che pone ostacoli, ove necessario; è colui che li rimuove, ove utile; un Giano Bifronte orientale, un 'allenatore' spirituale, la raffigurazione perfetta del guru interiore [se n'è parlato, tra le altre cose, QUI].

Ha senso quindi invocarlo quando arriva un cambiamento, un inizio, un movimento: nel gioco degli ostacoli, ci svela la fiducia nel movimento cosmico della Vita.

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