venerdì 9 ottobre 2015

una parola bellissima

a chi 'è la prima volta ma mi butto' e quel sincero entusiasmo, ancora ingiustificato, è un'onore,

a chi 'sono dieci anni, c'è mica un premio?' perché (ormai) sa benissimo che sono io a sentirmi premiata dalla bellezza della loro presenza, 

a chi 'non vedo l'ora di ricominciare' e non sa quanto mi è mancato, 

a chi 'e se faccio figuracce?' e dopo cinque minuti si è scordato i dubbi e sta in una concentrazione che nemmeno un monaco zen,

a chi 'è tanto tempo che non pratico' e dopo cinque minuti ha occhi bambini e il viso di chi ha ritrovato qualcosa di fondamentale,

a chi 'non so cosa riesco a fare stasera, eh, che non ho ancora finito le terapie per quel vecchio/recente trauma' e poi nemmeno si accorge della fluidità dei movimenti,

a chi arriva in anticipo per un abbraccio e quattro chiacchiere e si accorge che anche altre dieci persone hanno pensato la stessa cosa e si sta lì a raccontarsi, da vecchi amici,

a chi arriva in ritardo in punta dei piedi ma viene lo stesso, e si accorge che non disturba affatto, 

a chi ha aspettato fuori da una porta recante il cartello 'gruppo Yoga: aspettare qui', in rispettoso silenzio, per mezz'ora, finché l'insegnante, ignara del cartello e a lezione già ampiamente iniziata, è andata a chiudere la porta e li ha trovati lì, coi tappetini arrotolati sotto il braccio, e, svelata la commedia degli errori, col gruppo intero, la lezione è iniziata per davvero.

perché guidare la pratica di Yoga con voi, nei corsi, nei seminari, nei ritiri, nelle individuali è una gioia senza tempo, e giusto stamattina qualcuno mi ha fatto notare che sono tantissimi anni che insegno, e ancora esco dalle lezioni con voi migliore di com'ero quando sono entrata.
e questo è un lusso prezioso più di ogni altro: qualcosa che mi sembra così enorme da non starci dentro, in quella parola lì, che però è anche una parola bellissima: grazie.

(e, sì, riprendere la giostra dei corsi e dei workshops mi ha resa sentimentale. non preoccupatevi, non è contagioso)

mercoledì 29 aprile 2015

Cambiare Vita - ovvero una Yogini su Legalcommunity

disclaimer: con lo Yoga me la cavo, con la
tecnologia ho (ampi) margini di miglioramento.
Quindi non sono riuscita a raddrizzare
la foto per il blog.  Nella foto: il tavolo quando era
in progress 
Antonella Jannelli è sensibile e appassionata; fa la freelance nel mondo del giornalismo, a tema legale e non, e contribuisce a rendere il mondo un posto migliore collaborando con alcune ONG del no profit. 
Sul numero 34 del marzo scorso della rivista Legalcommunity è stata pubblicata l'intervista che Antonella mi ha fatto, all'interno della rubrica, tutta sua, dal titolo "Cambiare vita"; e per capire cosa ci fa una yogini all'interno di una rivista che si occupa di temi legali, è meglio leggerla...

DA ASPIRANTE MAGISTRATO A FONDATRICE DI KEYOGA
Dal diritto allo Yoga.
Il passo non è breve, ma è quello che ha compiuto Laura Voltolina, 
Laureata in giurisprudenza, ha lavorato come formatore e, successivamente, nell'area consulenza di una della più grandi multinazionali del settore.
Poi ha deciso di utilizzare le sue capacità e il suo bagaglio professionale per creare una nuova attività, l'associazione KeYoga (keyoga.it), di cui è fondatrice e anima.
Quando ci apre la porta, si vedono libri ovunque.
Libri di viaggi, filosofia, cultura orientale.
Libri studiati, sottolineati, vissuti, condivisi o ancora da leggere.
Solo un gruppo sfugge a questo caos creativo, organizzato in quattro solide colonne: codici e manuali di diritto sono stati cristallizzati, per sempre, da un cocktail di colle viniliche e industriali, e sorreggono il suo nuovo piano di lavoro.

In qualche modo ha voluto che il diritto continuasse a far parte della sua vita, anche se cristallizzato per sempre. Perché?
Provengo da una famiglia di commercialisti, rigorosi e precisi, molto poco emotivi e indulgenti a idee non convenzionali o non strettamente legate al concreto.
Quando, a 18 anni, dichiarai di volermi iscrivere a Filosofia, scese il gelo.
Tre mesi dopo mi convinsi che, in fondo, avrei potuto realizzare i miei sogni anche studiando Giurisprudenza.
Quali erano le sue motivazioni da studente di legge?
Erano da poco stati uccisi Falcone e Borsellino e nell'aria si respirava il desiderio di agire, di rimettere le cose a posto. Per me diventare magistrato significava acquisire gli strumenti per intervenire nella vita delle persone, per migliorare la realtà.
Cosa le è stato utile per la sua vita successiva?
In primo luogo, un certo rigore e organizzazione. Oggi gestisco un'attività mia e, naturalmente, è importante programmare efficacemente tutto, inclusi risultati economici e adempimenti amministrativi.
E poi?
L'abitudine ad analizzare quello che vedo. "Dubitare sempre e verificare sempre", mi dicevano, insegnandomi che le cose vanno cercate con curiosità, determinazione e buonsenso.
Ancora oggi il buonsenso è una delle mie chiavi interpretative, anche quando costruisco percorsi Yoga per i miei allievi.
Come ha deciso di seguire una nuova strada?
Prima della laurea ho iniziato a praticare Yoga e, poco dopo, sono stata ammessa in un'importante scuola quadriennale per insegnanti Yoga, impegnativa quasi quanto l'università. La sera e nei weekend insegnavo e, di giorno, proseguivo il mio iniziale percorso professionale. Poi, cinque anni fa, do deciso che era il momento di dedicarmi totalmente alla mia passione.
Come si vede ora?
Spettinata e contenta di esserlo.

mercoledì 18 marzo 2015

scoprirsi fluidi

"Dopo il seminario ho pensato spesso alla fluidità e a quanto siamo liquidi dentro, nel vero senso della parola. 
Il cervello è sospeso nel liquido cerebrospinale (e mi piace pensare che anche i nostri pensieri siano immersi-sommersi) .. i liquidi dell'occhio ci permettono di vedere ... i liquidi delle orecchie di sentire e stare in equilibrio...

Pensandomi come un corpo fluido, le asana - specialmente quelle di equilibrio - sono non tanto più facili, quanto più lineari e unite

E più lente, perché ho sempre la tendenza a correre, anche verso il compimento dell'asana perfetta
Esploro meglio il limite, che non è più una linea netta e marcata ma diventa uno spazio sfumato che si muove e che puoi seguire e, sempre lentamente, spostare. Tipo una pennellata di acquerello, per rimanere in tema.

Ma anche i pensieri cambiano, se mi concentro sulla loro fluidità. 

Per un individuo con Vata molto squilibrato come me, il pensiero è aereo, veloce, quasi a raffica, spesso estenuante. 
Trasformando i pensieri in acqua, o semplicemente immergendoli nel liquido del cervello, si placano da soli e diventano silenziosi, come succede ai suoni quando ti immergi in acqua con tutta la testa. 

Sicuramente la fluidità ora fa maggiormente parte della mia pratica; del resto, non ho mai cercato di raggiungere la perfezione assoluta ma solamente la "mia" asana perfetta. Quella che non mi fa male, che potrei tenere a lungo senza affaticarmi e che mi permette di respirarci dentro con un respiro fluido. Se mi accorgo che non respiro, allora è il segnale che devo fare (fluidamente) un piccolo passo indietro.

M.D."

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